Soia dal Brasile, Greenpeace: minaccia per foreste e diritti umani

Soia dal Brasile, Greenpeace: minaccia per foreste e diritti umani

Fonte immagine: Wikimedia

La soia coltivata in Brasile rischia di minacciare la biodiversità e i diritti umani delle comunità indigene secondo un'indagine pubblicata da Greenpeace.

La soia brasiliana che arriva in Europa costa al Brasile un prezzo salato in termini di patrimonio forestale e diritti umani. Questo è secondo Greenpeace International il bilancio del commercio internazionale del legume. L’associazione ha diffuso i risultati dell’indagine “Under Fire”, al cui interno vengono svelati episodi ripetuti di “violenze e intimidazioni” ai danni delle comunità tradizionali del Cerrado, una regione che oltre all’area carioca si estende anche in Paesi quali Bolivia e Paraguay.

Secondo Greenpeace International gli atti criminali verrebbero perpetrati all’intento dei confini dell’azienda agricola Agronegócio Estrondo, che rifornisce Cargill e Bunge (principali commercianti di materie prime a livello globale). Nonostante accuse riferite anche agli anni passati, all’azienda è stato concesso di sottoporre a deforestazione 25mila ettari di terreno (equivalente alla superficie di Genova). L’area che verrà deforestata è nel Cerrado brasiliano, un patrimonio naturale nonché la savana più ricca di biodiversità della Terra.

Perpetrati anche raid armati nei confronti di una comunità contadina tradizionalmente residente nel Cerrado, i geraizeiros. Ha dichiarato Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia:

Nonostante Cargill e Bunge si siano impegnate da tempo a ripulire le proprie filiere, continuano ad avere legami con un’azienda responsabile di violazioni sistematiche dei diritti umani, acquistando soia che viene poi esportata nel mercato europeo. Questa soia viene acquistata da fast food, multinazionali del settore alimentare e supermercati.

Non la vediamo direttamente sugli scaffali dei supermercati, ma finisce indirettamente nei nostri piatti perché viene utilizzata per alimentare animali spesso rinchiusi in allevamenti intensivi, destinati alla produzione di latte e derivati, oppure a essere macellati per produrre carne.

Deforestazione e violazione dei diritti umani sempre più diffuse da quando Jair Bolsonaro è al potere, ha concluso Borghi. La responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia ha ricordato inoltre come soltanto tra gennaio e agosto 2019 siano state registrate oltre 50 incursioni in più in 153 territori indigeni (160 rispetto alle 109 del 2018:

I governi e le aziende europee non possono continuare ad importare deforestazione. L’Ue deve impegnarsi a proteggere le foreste del mondo introducendo una normativa in grado di garantire che i prodotti commerciati in Europa non siano legati a deforestazione e violazione dei diritti umani. Anche la Politica agricola comune (PAC) deve essere riformata, tagliando i sussidi pubblici destinati al sistema degli allevamenti intensivi, che dipende fortemente dalle importazioni di alimenti per animali, come la soia.

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