Smog: l’Italia è il Paese europeo con più aree a rischio

Smog: l’Italia è il Paese europeo con più aree a rischio

Fonte immagine: Pixabay

L’Italia è il Paese dell'Ue col più alto numero di aree a rischio a causa dello smog e ondate di calore in Europa.

L’Italia è una delle aree europee più inquinate. Questo è quello che rivela uno studio dell’Agenzia dell’UE per l’ambiente (EEA) che mette in relazione indicatori sulla salute, ambientali e socio-demografici. Smog e ondate di calore sono le principali cause che fanno dell’Italia, il Paese dell’UE col più alto numero di aree a rischio.

L’Italia, insieme a Grecia e Slovacchia, presenta aree di territorio dove i problemi ambientali si uniscono a quelli demografici come disoccupazione e anzianità. Le variabili socio-economiche incidono, secondo lo studio, anche sulla capacità di gestire fenomeni meteo estremi e sull’accortezza di avere comportamenti ecosostenibili per ridurre i danni ambientali. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha commentato:

Ricordiamo che siamo in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria: 90 mila morti premature all’anno dovute allo smog. È inaccettabile. Per questo al tavolo parteciperà anche il Ministero della Salute, perché i due dicasteri devono lavorare insieme per trovare soluzioni condivide ed efficaci. (…) Come governo abbiamo già predisposto delle misure per poter cambiare il paradigma ambientale ed economico del Paese.

Dalle misure in Bilancio per la mobilità elettrica a iniziative promosse proprio dal ministero dell’Ambiente: stanziamenti per la mobilità elettrica nei parchi, fondi per le aree verdi nelle strutture sanitarie e l’ampliamento del fondo Kyoto per l’efficientamento energetico delle strutture pubbliche come scuole, palestre e ospedali.

Tra le città con i più alti livelli di disoccupazione e la più alta esposizione al PM10 sono citate Torino, Stara Zagora (Bulgaria) e Nicosia (Cipro). Aree citate dallo studio come a rischio sono l’area metropolitana di Roma, la Valle del Sacco per il Lazio e la zona di Terni per l’Umbria.

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