Sigarette elettroniche: saranno vendute solo in farmacia?

Sigarette elettroniche: saranno vendute solo in farmacia?

Sigarette elettroniche, per l'UE le ecig vanno vendute esclusivamente in farmacia per la presenza di nicotina, per l'Italia non sono un farmaco: come finirà?

Si torna a parlare delle sigarette elettroniche, il tema caldo di questo inizio estate. Dopo le polemiche sulla possibile presenza di metalli pesanti nei liquidi in vendita, così come rivelato da Il Salvagente, e le contro-analisi più rassicuranti di Panorama, arriva la decisione dell’Unione Europea: i prodotti a base di nicotina, ecig comprese, dovranno essere venduti solamente in farmacia.

>>Leggi dei metalli pesanti rinvenuti nei liquidi delle ecig

Nel testo concordato dai Ministri della Salute degli stati membri, non ancora però in vigore, si sostiene come i prodotti con più di 1 mg di nicotina debbano essere venduti unicamente in farmacia, perché equiparabili ad altri farmaci come cerotti o gomme da masticare a base della stessa sostanza. Quelli con quantità inferiore a 1 mg, invece, dovranno riportare specifiche avvertenze sulla possibile pericolosità e sugli effetti di dipendenza. E scatta la bufera, soprattutto tra produttori e negozianti di sigarette elettroniche, preoccupati di perdere le loro attività.

In Italia la situazione è più complessa, però, perché il Ministro Beatrice Lorenzin più che alla decisione europea vorrebbe rifarsi al giudizio del Consiglio Superiore di Sanità, con l’esclusione delle sigarette elettroniche dai “farmaci per funzione”, quindi dai medicinali in senso stretto. L’ordinanza italiana arriverà entro poche settimane e fra le regole, oltre il divieto di vendita di sigarette elettroniche ai minori, pare al momento non vi sia l’inibizione all’utilizzo nei locali pubblici, sebbene molti gestori si stiano comunque premurando di escluderne il ricorso in bar e ristoranti per rispetto della clientela non fumante. La questione però rischia di non esaurirsi con il provvedimento italiano, perché l’eventuale direttiva europea potrebbe essere vincolante, costringendo così alla vendita esclusiva in farmacia.

Preoccupata la reazione di Massimiliano Mancini, presidente dell’Associazione Italiana Fumo Elettronico:

La direttiva europea è in contrasto col parere del Consiglio Superiore di Sanità che lo scorso 4 giugno ha chiaramente detto che la sigaretta elettronica non può essere considerato un farmaco. Seguire le direttive europee o quelle del Cosiglio nazionale di Sanità?

Nel frattempo è vera e propria guerra sui social network, in particolare su Twitter, dove il dibattito tra sostenitori e detrattori della “svapata” è particolarmente accesso. Il primo pomo della discordia è il mancato divieto d’utilizzo nei luoghi pubblici: in molti, seppur evidenze specifiche sul fumo passivo della ecig ancora non ve ne siano, ne chiedono l’inibizione, perché il vapore elettronico sarebbe comunque fastidioso in ristoranti, cinema e altre attività pubbliche. Rispondono in tono aggressivo i sostenitori, ricordando come il loro “innocuo vapore acqueo” non possa nuocere a nessuno, quindi che l’utilizzo sia libero. In realtà, è evidente che non si tratti solamente di vapore acqueo: le ecig non vaporizzano acqua, vaporizzano una soluzione composta da nicotina, propilene glicolico, glicerina e aromi dagli ingredienti più svariati, di conseguenza è possibile che anche il solo odore possa infastidire chi non è abituato al fumo. Inoltre, anche in caso di effettiva innocuità del prodotto, si tratta pur sempre di una buona regola d’educazione: così come per le sigarette analogiche ci si è abituati a uscire di tanto in tanto dai locali, non sarà di certo troppo sforzo fare altrettanto con quelle elettroniche.

>>Scopri se le sigarette elettroniche siano davvero dannose

La seconda questione verte invece sul futuro di produttori e commercianti: se le ecig dovessero essere davvero costrette all’ambito della farmacia – effettivamente altri prodotti a base di nicotina come cerotti o chewing-gum hanno già subito la stessa sorte – che ne sarà dei numerosi negozi sorti negli ultimi mesi a ogni angolo della città? E anche in questo caso la guerra si gioca a colpi di tweet: tra chi sostiene che lo Stato debba aiutare economicamente i negozianti e chi, invece, ricorda come siano stati gli stessi a essersi lanciati in un settore finanziariamente rischioso vista la momentanea assenza di regolamentazione, la guerra continua senza esclusione di colpi. È giusto che lo Stato compensi i negozi che rischiano di andare incontro alla chiusura o, invece, i commercianti avrebbero dovuto attendere le prevedibili regolamentazioni statali ed europee prima di lanciarsi in questo business? Nei commenti la vostra opinione.

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