Shale gas più ecologico delle rinnovabili, parola di BP

Shale gas più ecologico delle rinnovabili, parola di BP

Secondo l'economista capo di BP, il gas di scisto permetterebbe di tagliare le emissioni in modo più economico e rapido delle rinnovabili

Lo shale gas sarebbe, rispetto alle rinnovabili, un sistema più economico per sostituire il carbone e tagliare le emissioni di gas serra. Lo sostiene il capo economista di BP (British Petroleum) Christof Ruehl, uno dei massimi esperti di energia a livello mondiale, gettando ulteriore benzina sul fuoco del dibattiti sul gas di scisto e sulla sua sostenibilità.

Nel suo Energy Outlook 2035, BP ha previsto che il gas non convenzionale, tra cui lo shale gas, rappresenterà il 21% di tutto il gas prodotto entro il 2035, rispetto all’8% del 2012. A Bruxelles, intanto, il gas di scisto ha già originato una intensa attività di lobbying presso le istituzioni UE, da parte soprattutto di stati come la Gran Bretagna e la Polonia, che sostengono che la loro competitività sia danneggiata dai prezzi europei del gas, superiori da tre a quattro volte rispetto a quelli degli Stati Uniti (dove la rivoluzione dello shale gas è già in atto).

Secondo Ruehl, inoltre, il gas di scisto rappresenta un modo “economicamente efficace” per ridurre le emissioni di gas climalteranti, anche se gli ambientalisti si oppongono, perché la sua estrazione, oltre ai rischi “meccanici” legati al fracking, comporta l’uso di prodotti chimici e la possibile emissione di metano, un potente gas serra.

Eppure, Ruehl sostiene che sostituendo il carbone con il gas naturale, che emette solo circa la metà di carbonio quando viene bruciato, si potrebbe avere, in termini di taglio delle emissioni, un impatto molto più veloce rispetto all’energia rinnovabile.

Spiega l’economista:

L’1% di spostamento globale dal carbone al gas garantirebbe un risparmio energetico paragonabile a quello offerto dall’aumento delle energie rinnovabili a livello mondiale dell’11%.

Finora, ha detto Ruehl, la politica energetica e climatica dell’UE, con i suoi obiettivi su emissioni, rinnovabili ed efficienza, ha rappresentato un “classico esempio di politica mal coordinata”.

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