Shale gas, in Europa poche prospettive secondo economisti

Shale gas, in Europa poche prospettive secondo economisti

Fonte immagine: Image Library

Lo shale gas in Europa non ha molte prospettive di sviluppo secondo gli economisti dell'AIEE.

Mentre negli Stati Uniti l’industria dello shale gas continua a espandersi, non senza polemiche, in Europa il gas di scisto ha poche prospettive di sviluppo. A sostenerlo sono gli oltre 400 economisti riuniti in questi giorni alla LUISS, nell’ambito del summit annuale dell’AIEE, l’Associazione Italiana Economisti dell’Energia.

Gli esperti, provenienti da oltre 40 Paesi, spiegano che benché il sistema di estrazione dello shale gas difficilmente potrà attecchire nel Vecchio Continente, occorre comunque mostrarsi più aperti e riconoscerne i benefici economici innegabili sulla scia di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. L’industria americana del gas di scisto ha infatti generato ripercussioni finanziarie positive anche in Europa e non tenerne conto, secondo gli economisti, sarebbe controproducente. A parlarne è stato il professor Carlo Andrea Bollino, presidente dell’AIEE. Come ha sottolineato il professor Bollino:

Da parte degli economisti dell’energia è emerso scetticismo sul fatto che si possa adottare questo sistema di estrazione anche in Europa, ma c’è stata una grande apertura intellettuale soprattutto per quanto riguarda i vantaggi che possono derivare al Vecchio Continente dal suo utilizzo negli USA. Un beneficio non solo in termini energetici.

Il miglioramento della produttività americana, a conseguenza del più basso costo derivante dallo shale gas, infatti, fa crescere di più l’economia americana e, di conseguenza, questo si traduce in una loro maggior domanda di beni commerciati e, quindi, ha un riflesso benefico indiretto sul settore produttivo europeo.

Nel corso dell’incontro gli economisti hanno parlato anche di energie rinnovabili, auspicando che il Governo Renzi, nel suo semestre di presidenza europea, compia progressi maggiori per abbassarne il costo e renderle competitive sul mercato energetico.

Gli esperti hanno proposto di adottare il sistema del capacity payment, che prevede la remunerazione degli impianti energetici inattivi nel corso della giornata, ma capaci di assicurare energia di riserva alla rete elettrica quando necessario, rendendo il sistema elettrico più stabile.

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