Shale gas: coprirà il 45% della produzione di gas in Europa

Shale gas: coprirà il 45% della produzione di gas in Europa

Le previsioni della società di consulenza A.T. Kearney: i leader europei saranno Polonia e Ucraina, i driver mondiali USA e Cina. Ma senza una politica comune l'Ue rischia di restare indietro.

Lo shale gas potrebbe arrivare a coprire il 45% della produzione europea di gas entro il 2035, cioè il 10% del totale, secondo le previsioni della società di consulenza A.T. Kearney. In particolare, Polonia e Ucraina potrebbero diventare i maggiori produttori, mentre paesi come Francia e Germania, potrebbero beneficiare nei termini di una minore dipendenza dalle importazioni di gas convenzionale, nuovi posti di lavoro e un miglioramento del saldo della bilancia commerciale. Inoltre, se normative, procedure e sistemi tecnologici europei fossero armonizzati, lo shale gas potrebbe arrivare a volumi produttivi maggiori.

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Il tasso di crescita annuo dello shale gas è del 7,9%, le previsioni degli analisti dicono che, da meno del 3% nel 2009, la produzione mondiale potrebbe arrivare al 13% entro il 2035. Secondo Kurt Oswald, che ha diretto la ricerca della A.T. Kearney, saranno Nord America e l’area Asia-Pacifico a imporsi come driver di crescita del settore:

Con una quota di circa il 48%, sarà lo gas shale a dominare il lato l’offerta nel mercato statunitense del gas entro il 2035. Nel 2021, gli Stati Uniti potrebbero diventare un esportatore, mentre la Cina, con 36.100 miliardi di metri cubi di shale gas, potrebbe attestarsi come il paese con le più grandi riserve al mondo. Proprio la Cina sta puntando a coprire con lo shale gas il 10% della sua produzione totale entro il 2020.

L’Europa ha il 7%delle riserve mondiali di shale gas, pari a 13.600 miliardi di metri cubi. Ma, secondo gli analisti della A.T. Kearney, la pluralità delle posizioni dei governanti europei potrebbe frenare lo sviluppo del settore. Sia Francia che Bulgaria, infatti, hanno di recente vietato il fracking, mentre il governo della regione Nord Reno-Westfalia e i Paesi Bassi hanno avviato delle moratorie. Al contrario, è la Polonia il paese che più sta promuovendo questo settore, puntando all’indipendenza dal gas proveniente dall’est Europa.

Oltre alle politiche europee divergenti, un altro elemento che frena lo sviluppo della produzione di shale gas in Europa è l’elevato costo delle perforazioni, che devono andare molto in profondità per “liberare” il gas. Negli USA, i costi di queste operazioni si attestano in media tra i 7 e 17 euro per MW/h, mentre il Germania il costo arriva a oscillare fra gli 11 e i 44 euro per MW/h. Per contro, i prezzi sul mercato sono ancora poco competitivi: il prezzo medio nella borsa del gas tedesca, per tutto il 2011, è stato di 22,7 euro per MW/h e, nel 2012, ha toccato quota 24,3euro per MW/h.

Il business dello shale gas può essere solo un progetto a lungo termine, sia per i rischi che comporta che per i capitali necessari., alta intensità di capitale e di conseguenza. Attualmente, la produzione di shale gas in Europa non ha ancora raggiunto la redditività.

Secondo gli analisti della società di consulenza, lo shale gas potrebbe aiutare i paesi europei ad affrancarsi dalle importazioni di gas e quindi ad avere una maggiore indipendenza energetica. Per paesi come la Polonia, in particolare, potrebbe rappresentare un volano economico non indifferente. Ma questo avverrà solo se l’Europa deciderà di avere una strategia comune, di dotarsi di una normativa uniforme, e di introdurre incentivi per i proprietari terrieri e i produttori:

Se in Europa ci fosse davvero la volontà politica di sviluppare lo shale gas, il potenziale da estrarre sarebbe di quasi 100 miliardi di metri cubi entro il 2035. In questo caso, lo shale gas potrebbe quindi rappresentare una quota di circa il 58% della produzione europea di gas, a eccezione della Norvegia, e coprire il 16% del consumo complessivo di gas del continente.

Secondo gli analisti della A.T. Kearney, un’azione tempestiva è essenziale, perché l’esperienza degli Stati Uniti ha già dimostrato come sia difficile inserirsi in un settore già sviluppato, con un mercato stabile, dopo che il periodo di “boom” fisiologico legato alla novità è già passato.

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