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Lo sguardo del cane è frutto dell’addomesticamento

Lo sguardo del cane è frutto dell’addomesticamento

Fonte immagine: Pixabay

Lo sguardo del cane si è sviluppato grazie all'addomesticamento da parte dell'uomo: un vantaggio evolutivo per questi quadrupedi.

Il tipico sguardo del cane, quella curiosa espressione a cui i proprietari non sanno resistere, potrebbe essere una conseguenza del processo di addomesticamento dell’animale. È quanto svela una nuova ricerca, condotta dall’Università inglese di Portsmouth, così come riferisce Sky TG24. A quanto pare, i quadrupedi avrebbero sviluppato questa abilità proprio per far colpo sull’uomo, ottenendone così degli innegabili vantaggi.

L’espressione in questione è quella tipica del “cane triste”, con sopracciglia aggrottate e sguardo malinconico. Un gesto che l’animale mette in pratica più volte al giorno, ad esempio per chiedere clemenza al proprietario dopo una marachella o, ancora, per ottenere del goloso cibo extra. Così come rinvenuto dai ricercatori, questa espressione è del tutto assente nei lupi, di conseguenza potrebbe essersi sviluppata proprio come effetto della permanenza accanto all’uomo.

Gli esperti hanno analizzato la muscolatura facciale di 33 cani domestici, confrontandola poi con quella di 13 lupi selvatici. Dall’analisi, è emerso come i cani siano in grado di compiere più movimenti a livello facciale, una qualità che sfruttano per mimare alcune espressioni tipiche dell’uomo, quali la tristezza, per enfatizzarne la comunicazione.

Siamo stati proprio noi esseri umani a partire dall’addomesticamento del cane più di 33.000 anni fa a indirizzare in qualche modo l’evoluzione della loro espressività nel segno di una maggiore capacità di comunicazione con l’uomo. In questo modo, grazie alle nostre preferenze abbiamo contribuito in modo indiretto a rendere il loro sguardo particolarmente espressivo.

Come già anticipato, questa facoltà si è rivelata un vantaggio evolutivo per gli amici a quattro zampe, poiché in questo modo sono riusciti a stringere un legame unico con l’uomo, fornendo un piano comunicativo condiviso e immediatamente comprensibile. E non si può escludere che i cani abbiano imparato a farne ricorso a proprio vantaggio, anche se serviranno ulteriori studi per capirne i meccanismi.

Fonte: Sky TG24

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