Se Greta non va a scuola è perché ha solo da insegnarci

Se Greta non va a scuola è perché ha solo da insegnarci

Fonte immagine: Wikipedia

Polemiche per l’anno sabbatico che la giovane attivista ha deciso di concedersi per concentrarsi nell’impegno contro i cambiamenti climatici.

Greta Thunberg lascia la scuola e, apriti cielo, i tromboni di mezzo mondo le si scagliano contro. Non vedevano l’ora, di poter disporre di un appiglio perbenista per lanciarsi contro un’attivista per l’ambiente sedicenne malata. Sui soliti non giornali o sui social si leggono cose come, per esempio, “Greta realizza il sogno di tutti i ragazzi della sua età: niente scuola per un anno” o “Greta abbandona la scuola per salvare il pianeta. O per salvare la propria ignoranza?” (frase di cui, fra l’altro, si stenta a comprendere il significato). Chissà se questi critici parlano inglese come lei e sfoggiano la sua stessa consapevolezza su argomenti tanti complessi.

Partiamo dai fatti. A quanto pare, al termine delle vacanze estive, l’attivista svedese non tornerà sui banchi di scuola (che già diserta ogni venerdì dallo scorso agosto per i suoi #FridaysForFuture che hanno contagiato mezzo mondo). Anno sabbatico, semplicemente un po’ prima della media: l’adolescente si concentrerà sulla sua campagna internazionale di sensibilizzazione per la lotta ai cambiamenti climatici. “È stata una decisione difficile, ma doveva essere presa adesso” ha spiegato al quotidiano svedese Dagens Nyhete. Fra l’altro, a settembre parteciperà a un summit straordinario sull’ambiente al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York ed è anche stata invitata alla conferenza sul clima, sempre delle Nazioni Unite, a Santiago del Cile il dicembre seguente. “Dal momento che non viaggio in aereo, devo attraversare l’Atlantico in un altro modo. Non ho ancora capito come, ma ci arriverò in un modo o nell’altro”.

In realtà la scelta di lasciare la scuola per qualche mese ha un suo senso: “Il 2020 è l’anno in cui dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni se vogliamo mantenere il riscaldamento globale tra 1,5 e 2 gradi” ha aggiunto la giovane, che vede dunque nei prossimi mesi i passaggi cruciali sul prossimo futuro. Thunberg è ormai un modello per centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che non solo hanno finalmente riportato nell’agenda politica internazionale le sfide per la Terra ma hanno anche indotto uno scarto notevole nei risultati delle ultime elezioni europee a favore dei partiti verdi e ambientalisti, saliti a 69 seggi a Strasburgo dalla cinquantina che avevano in precedenza. Difficile pensare che la mobilitazione internazionale, la lotta alla plastica monouso e all’inquinamento e, perché no, la figura semplice e potente di Greta non abbiano avuto un qualche peso in quelle dinamiche di voto.

Vegetariana, contraria al trasporto aereo che ritiene troppo dispendioso per l’ambiente, candidata al premio Nobel, Thunberg si muove in treno con lunghi spostamenti (come nel tour europeo del mese scorso che l’ha condotta anche a Roma oltre che a Bruxelles) e così farà anche nei prossimi mesi per i tanti appuntamenti che la aspettano. La scuola, per il momento, può aspettare. Questi ragazzini stanno salvando il mondo, o almeno stanno provando a innescare qualche reazione per consentirci di farlo, e per certi versi sono loro a fare scuole a tutti noi, specialmente agli adulti (o meno) cinici e disincantati che pensano di poter discettare di ogni segreto del pianeta ma ignorano le elementari nozioni scientifiche sul riscaldamento globale, non spicciano una parole in una lingua straniera e soprattutto non sono mai usciti dalla loro comfort zone, la zona di conforto nella quale possono esprimere il loro piccolo potere senza alcuno sforzo di accreditamento né alcun sacrificio.

Greta e gli altri possono serenamente sospendere gli studi per qualche tempo, se credono – come crediamo anche noi – che il tempo sia oro e i loro giorni debbano essere dedicati, almeno per un po’, a una causa così grande da non lasciare spazio per nient’altro. Sarà un impegno gravoso e perfino drammatico, per una persona di quell’età privata della propria routine adolescenziale. Ma in fondo ognuno si crea la propria, di routine, e non è detto che debba essere uguale a quella degli altri proprio perché ciascuno di noi costruisce in libertà la propria vita e la propria gerarchia di valori. Senza contare che si può studiare da soli, con un precettore o con i genitori e le lunghe trasferte in cui la ragazza sarà costretta a imbarcarsi le lasceranno molto tempo per approfondire, leggere, esercitarsi, arricchirsi in formule senz’altro non canoniche ma altrettanto e forse più efficaci di qualche mese in una scuola media svedese.

C’è però dell’altro. Greta Thunberg e gli altri possono prendersi un anno sabbatico perché più che studenti, come si diceva, sono ormai nostri insegnanti. Ci stanno infatti spiegando molte cose: per esempio i temi di cui dovremmo preoccuparci seriamente, tralasciando le miserie dei dibattiti nazionali interni. Ma ci stanno soprattutto raccontando come si fa a mettere un piede fuori dal proprio perimetro di benessere e a guardare il nostro piccolo mondo dall’esterno, per prendersi cura del Mondo di tutti, con la emme maiuscola, in modo più tempestivo ed efficace.

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