Scottature solari: mangiare di notte rende più vulnerabili

Scottature solari: mangiare di notte rende più vulnerabili

Fonte immagine: nensuria / Freepik

Si è più a rischio scottature solari se si ha l’abitudine di mangiare di notte. Lo ha confermato una nuova ricerca dell’UT Southwestern Medical Center. Lo studio suggerisce che mangiare fuori dai pasti nelle ore notturne può interferire con l’orologio biologico della pelle. In questo processo si altererebbe l’effetto di un enzima in grado di […]

Si è più a rischio scottature solari se si ha l’abitudine di mangiare di notte. Lo ha confermato una nuova ricerca dell’UT Southwestern Medical Center. Lo studio suggerisce che mangiare fuori dai pasti nelle ore notturne può interferire con l’orologio biologico della pelle.

In questo processo si altererebbe l’effetto di un enzima in grado di proteggere contro le radiazioni ultraviolette del sole. Come conseguenza si diventerebbe più sensibili alle scottature e fra gli effetti a lungo termine di tutto ciò sono compresi anche l’invecchiamento cutaneo e il tumore alla pelle.

Gli esperti hanno studiato queste reazioni in alcuni animali da laboratorio. Hanno visto che i topi che consumavano cibo solo durante il giorno sono stati più esposti ai danni alla pelle in presenza di luce ultravioletta.

Per i topi, animali prettamente notturni, infatti mangiare di giorno rappresentava un’alterazione del loro normale ciclo naturale. Al contrario, altri animali che hanno rispettato il loro ciclo di nutrizione si sono mostrati meno sensibili ai raggi UV.

Studi precedenti avevano dimostrato una forte influenza dei ritmi circadiani del corpo nella biologia della pelle. Tuttavia gli scienziati non erano riusciti a capire tutto sulla regolazione “dell’orologio quotidiano” della cute. Adesso con questa ricerca si sono verificate le influenze dei tempi dell’alimentazione.

Saranno necessari altri studi per comprendere in maniera più precisa la relazione tra i momenti di consumo del cibo e i danni a cui possono andare incontro gli individui, soprattutto trasferendo i risultati della ricerca dagli animali all’uomo.

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