Scoperti nel latte fino a 20 diversi composti chimici

Scoperti nel latte fino a 20 diversi composti chimici

Uno studio ha rilevato la presenza di composti chimici nel latte, le maggiori concentrazioni si trovano nel latte di mucca

Tutti i più importanti nutrizionisti sostengono che il latte è sano, fondamentale per una corretta dieta. Ma, oltre ai suoi noti componenti, cosa può contenere un bicchiere di questo prezioso alimento? La risposta, arrivata dal team di ricercatori coordinato dallo scienziato spagnolo dell’Università di Jaen, Evaristo Ballesteros, è piuttosto preoccupante: in un bicchiere di latte si possono trovare circa 20 diverse sostanze chimiche comunemente utilizzate dalle case farmaceutiche.

Si tratta, in realtà, di concentrazioni troppo piccole, che non dovrebbero quindi essere causa di effetti dannosi sull’organismo. Il dato preoccupante, emerso dallo studio pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, è comunque il fatto che i composti chimici creati dall’uomo si possono ormai trovare in tutti gli anelli della catena alimentare.

Lo studio, condotto su 20 campioni di latte vaccino, latte di capra e latte materno tramite l’utilizzo di un test altamente sofisticato, ha mostrato che nessun tipo di latte è esente dalla presenza di sostanze estranee. Le maggiori concentrazioni di sostanze chimiche (antinfiammatori, antidolorifici e, in alcuni casi, anche estrogeni) si trovano in particolare nel latte di mucca, forse somministrate direttamente agli animali per migliorarne la crescita o entrate nella loro alimentazione in modo indiretto in seguito, ad esempio, a una contaminazione ambientale.

Secondo Ballesteros, questa nuova tipologia di test potrebbe essere utilizzabile anche in altre tipologie di alimenti:

Riteniamo che la metodologia contribuirà a fornire un modo più efficace per determinare la presenza di questi tipi di contaminanti nel latte o altri prodotti alimentari. I laboratori di controllo qualità del cibo potrebbero utilizzare questo strumento per rilevare i farmaci prima che entrino nella catena alimentare.

Ciò contribuirebbe a sensibilizzare i consumatori e dare loro la consapevolezza che il cibo è innocuo, puro, genuino, benefico per la salute e privi di residui tossici.

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