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Sciopero per il Clima: mamme e papà, non lasciate Greta e gli altri da soli

Sciopero per il Clima: mamme e papà, non lasciate Greta e gli altri da soli

Fonte immagine: iStock

Non lasciamo le nuove generazioni solo ad affrontare i cambiamenti climatici e non irridiamo gli studenti che domani manifesteranno per il loro futuro.

Non lasciamoli soli. Peggio: non irridiamoli. Sarebbe una colpa ancora più grave di quella che già ci portiamo sulle spalle. Cioè l’incapacità di dare ai bambini e ai ragazzi una prospettiva per il futuro del pianeta che ci ospita e che, per più tempo, ospiterà loro, i nostri nipoti e i loro pronipoti. Domani andrà in scena in più di 500 città e 150 Paesi il “Global strike for future”, uno sciopero globale per il clima che è filiazione diretta di quei geniali “Friday for future” della giovane attivista svedese Greta Thunberg. Ormai il volto di una rinnovata – e forse stavolta definitiva – coscienza ambientalista internazionale che pretende – pretende, non chiede – il contenimento dell’aumento della temperatura globale sotto 1,5 gradi centigradi rispettando gli accordi stabiliti dalla Cop21 del 2015 a Parigi. E una serie di altri obiettivi chiari, come l’abbattimento del 50% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Anche in Italia sono previsti cortei e sit-in in più di cento città.

Uragani sconvolgenti, fenomeni meteorologici violentissimi, estati caldissime e speculari picchi verso il basso del termometro, innalzamento del livello dei mari per lo scioglimento dei ghiacci, guerre per le risorse ambientali e migrazioni di massa. L’elenco dei modi in cui la Terra sta rispondendo allo stupro delle sue ricchezze, all’avvelenamento di Co2 e gas inquinanti, al moltiplicarsi delle mafie ambientali, in definitiva a un modello di sviluppo che ci marchia a morte, sarebbe sterminato. Dalle più piccole forme di vita avvelenate dalle microplastiche ai grandi mutamenti dei ghiacciai perenni o della calotta polare artica, tutto ci parla di sofferenza e dolore per gli esseri viventi, per le piante, per l’aria maligna che secondo il Global Environment Outlook dell’Onu provoca ormai un quarto delle morti e delle patologie al mondo.

La 16enne Greta dallo scorso agosto prima da sola, poi con un seguito che in pochi mesi l’ha resa una leader coscienziosa e influente, ha saltato a scuola ogni venerdì. Invece di andare in classe, presidia il Parlamento di Stoccolma. Come lei moltissimi nel mondo, Italia inclusa. Il messaggio, esplicitato negli interventi di Thunberg alla Cop24 di Katovice, è durissimo: accusare del disastro l’indifferenza della politica. Sostanziata dalla marcia indietro di Donald Trump dagli accordi sul clima, certo, ma anche dal menefreghismo di molti Paesi in via di sviluppo, ai quali dobbiamo dire che il nostro paradigma non è vincente né più percorribile. E dalle piccole-grandi sconfitte quotidiane che arrivano fin sotto casa nostra: difficile impegnarsi contro il cambiamento globale, per il rispetto dell’ambiente, per una transizione seria alle fonti rinnovabili se il quotidiano – fatto di raccolta differenziata, di colonnine di ricarica elettrica, di piani efficienti per il trasporto pubblico, di cibo sostenibile e di mille altri provvedimenti come questi – non cambia. O cambia a una velocità tremendamente insoddisfacente.

L’impegno di Greta Thunberg potrebbe essere coronato addirittura dal premio Nobel per la Pace. La proposta è partita da un deputato norvegese, Andrè Ovstegard, e sta ricevendo apprezzamenti da molti attivisti ambientali sui social. La Thunberg, con un messaggio su Twitter, si è detta onorata di questa nomina:

I nostri politici hanno fallito” ha detto Greta lo scorso dicembre. “Dite di amare i vostri figli al di sopra di ogni cosa ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo”. La sensazione, insomma, è che il cronometro con cui valuteremo i provvedimenti che le classi dirigenti mondiali metteranno in campo contro il cambiamento climatico sia davvero ripartito in questi mesi, e la grande mobilitazione internazionale del 15 marzo ne è una prova chiarissima e toccante. Ma dalle parole della Thunberg e del movimento giovanile mondiale per il clima si ricava una carica inedita, una richiesta di giustizia e soprattutto di scelte nette: come dire, non accetteremo più mosse di circostanza, balletti diplomatici, esitazioni di convenienza. Gli sconvolgimenti del clima vanno affrontati a viso aperto: chi non ci riuscirà, o almeno non si impegnerà per riscattare il fallimento degli ultimi cinquant’anni, sarà spazzato via da una nuova generazione costretta a vivere nell’allarme rosso.

Peccato, tornando alle miserie di casa nostra, che il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti non abbia autorizzato gli studenti a saltare le lezioni. Ma forse meglio così: chi lo farà, almeno, peserà ancora di più il proprio gesto. Attenzione adulti, padri, madri, educatori, politici: il fatto che si tratti di una mobilitazione giovanile deve preoccuparvi più che in passato. E spingervi, se ancora non ci arrivate con la vostra testa e la persuasione di oltre 3mila scienziati, ad accompagnare in piazza i vostri figli. Mentre voi non avete più nulla da perdere, loro non accetteranno che si liquidi il proprio futuro col cinismo di chi non ha saputo proteggere la propria casa.

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