Sciopero 15 marzo 2019: niente scuola per salvare il Clima

Sciopero 15 marzo 2019: niente scuola per salvare il Clima

Fonte immagine: iStock

Sciopero globale 15 marzo: le informazioni per capire le ragioni della protesta e le origini del movimento studentesco sul clima.

Venerdì 15 marzo è #climatestrike: migliaia di studenti di tutto il mondo non andranno a scuola per chiedere alla classe politica una seria lotta ai cambiamenti climatici. Una protesta democratica, a tutela dei diritti delle generazioni presenti e future, per la salvaguardia del benessere collettivo.

“Perché dovremmo andare a scuola e studiare, se la classe politica non ascolta ciò che ci dicono i migliori studi sul cambiamento climatico? Non c’è futuro se non agiamo ora”. Tutto nasce da questa semplice, quanto incisiva premessa, della 16enne Greta Thunberg, ormai nota attivista climatica svedese, che ogni venerdì si reca di fronte al Parlamento del suo Paese chiedendo impegni concreti sui cambiamenti climatici.

Un movimento globale nato al seguito di Greta Thunberg

Dal 20 agosto 2018 fino alle elezioni di settembre, e poi ogni venerdì. È quella la data in cui la giovane svedese decide di non presentarsi a scuola per andare a manifestare davanti al parlamento contro l’indifferenza della classe politica di tutto il mondo, accusata di far poco o nulla sui cambiamenti climatici.

In poco tempo la protesta si allarga a macchia d’olio. Il 30 novembre 2018 in varie parti dell’Australia migliaia di studenti saltano le lezioni per unirsi alle iniziative lanciate da “Strike 4 climate action”. Negli Stati Uniti ogni venerdì Alexandria Villasenor salta la scuola per manifestare la propria indignazione presso la sede delle Nazioni Unite di New York; mentre in Belgio dall’inizio di quest’anno migliaia di ragazzi ogni giovedì si fanno sentire a Bruxelles, città sede del Parlamento europeo. Il 15 febbraio a Londra, Berlino e Parigi un fiume di persone partecipa alla manifestazione organizzata da “Youth strikers 4 climate”.

Nascono così i giorni per la lotta climatica giovanile, i cosiddetti #fridaysforfuture che in poco tempo arrivano a coinvolgere ogni angolo del pianeta (Italia compresa), dove a sostegno dei ragazzi si uniscono anche pezzi della società civile.

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì 15 marzo, il primo grande sciopero studentesco globale. In quella data migliaia di piazze daranno voce a una generazione che chiede giustizia e pari diritti dei suoi predecessori.

“Ci state rubando il futuro”

L’onda verde ci è riuscita: è arrivata ai piani alti della politica, fin dentro la stanza dei bottoni. Greta Thunberg è stata infatti invitata lo scorso dicembre a parlare di fronte al mondo intero alla COP 24 (la Conferenza annuale sul cambiamento climatico) di Katowice. Ma ancor più risalto mediatico hanno avuto le sue partecipazioni al forum economico di Davos e poi al Parlamento Europeo, in quest’ultimo insieme a una delegazione di giovani studenti. Le parole pronunciate da Greta in queste occasioni nei confronti dei leader politici non sono state certo di circostanza, tanto meno diplomatiche.

Greta è diretta, per nulla interpretabile e decisa, come dovrebbero essere le politiche di contrasto al riscaldamento globale. Di seguito, qualche stralcio delle sue dichiarazioni rivolte alla classe dirigente:

Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece gli state rubando il futuro. Centinaia di migliaia di ragazzi stanno scioperando e manifestando la propria indignazione in tutto il mondo. La gente dice sempre che spera che i giovani salveranno il mondo, ma non sarà così. Perché semplicemente non abbiamo tempo per crescere e farlo. Sappiamo che la maggior parte dei politici non vuole parlare con noi, bene: neanche noi con loro. Vogliamo che parlino con gli scienziati, che ascoltino ciò che ripetono da decenni, non abbiamo altre richieste. Quando parlano di noi i politici cercano disperatamente di spostare il focus sul cambiamento climatico. Non vogliono parlarne perché sanno di non aver fatto i loro compiti. Abbiamo bisogno di nuove politiche e una diversa economia e se il problema è il sistema, allora andrà cambiato il sistema stesso. Dobbiamo smettere di competere tra noi, ma cooperare per distribuire in modo equo le risorse. Se falliamo, i politici di oggi lasceranno in eredità il più grande fallimento della storia dell’umanità, e saranno ricordati come i più grandi farabutti di tutti i tempi, perché hanno scelto di non fare nulla. Dirci “andrà tutto bene” non è speranza ma è il contrario, se poi si continua a non fare niente. Se ci accusate di perdere ore scolastiche, ricordate che voi avete perso decenni per negazionismi e inazione. Il nostro tempo sta finendo e per questo abbiamo deciso di sistemare il caos che ci avete lasciato, e non ci fermeremo finché non avremo finito.

A scioperare è il mondo intero

Circa 150 nazioni si preparano a vedere sfilare giovani determinati, che chiedono giustizia climatica. In ogni singolo Paese ci saranno manifestazioni davanti i principali palazzi che ospitano le istituzioni. In Italia è stata attivata una pagina Facebook che darà informazioni sulle manifestazioni in programma venerdì. Inoltre è consultabile una mappa interattiva disponibile all’indirizzo Fridaysforfuture.org/events/map che consente di individuare le piazze dove vi saranno le principali manifestazioni. A Roma ad esempio i manifestanti si riuniranno in vari punti, tra cui Piazza Venezia e difronte al Parlamento a partire dalle 9 di mattina. A Milano invece vi sarà un punto di incontro a Largo Cairoli e in piazza della Scala. Ma sono solo due esempi, in realtà gli eventi in programma coprono tutto il Belpaese.

Per scongiurare la crisi climatica “non serve molto”: basterebbe rispettare quanto detto dall’ultimo rapporto dell’IPCC, dove in sostanza si sottolinea che per limitare l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi, scongiurando così gli effetti più gravi del cambiamento climatico, serve agire ora e subito. E i ragazzi l’hanno capito.

Seguici anche sui canali social