Salvamare: cos’è e cosa prevede la legge voluta dal ministro Costa

Salvamare: cos’è e cosa prevede la legge voluta dal ministro Costa

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Il ddl Salvamare punta a contrastare l'inquinamento da plastica dei mari italiani, ecco cosa prevede.

Il Consiglio dei Ministri ha dato il suo via libera al disegno di legge Salvamare. Un tema rilanciato in questi giorni dall’approvazione, da parte del Parlamento UE, delle nuove normative legate alla messa al bando della plastica monouso. A sostenere fermamente la lotta all’inquinamento dei mari italiani è stato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che punta ad affermare l’Italia come Stato UE in prima linea contro gli inquinanti plastici.

Attraverso il disegno di legge Salvamare, composto da 8 articoli, il Ministero dell’Ambiente pone tra i suoi obiettivi primari quello di colmare una lacuna normativa che espone i mari italiani all’inquinamento da plastica. Non solo, con le nuove normative i pescatori che decideranno di raccogliere i rifiuti raccolti durante la pesca non rischieranno più un’incriminazione per “traffico illecito di rifiuti”. Misure rese necessarie, ha sottolineato il ministro Costa in occasione dell’approvazione delle recenti norme UE sulla messa al bando della “plastica monouso”:

Alcuni studi indicano che i livelli di contaminazione da microplastiche nella colonna d’acqua a Portici (Golfo di Napoli) e alle Tremiti sono paragonabili a quelli riscontrati nei grandi vortici oceanici, altri attestano la presenza di zone di accumulo di detriti in plastica anche nei nostri mari, addirittura all’interno del Santuario dei Cetacei. Credo che a quest’emergenza l’Italia stia iniziando a rispondere bene con un ventaglio di misure.

Cosa prevede il ddl Salvamare

All’interno dell’art. 1 vengono definite finalità, oggetto e ambito di applicazione del provvedimento, oltre agli obiettivi di quest’ultimo: risanamento degli ecosistemi marini; promozione dell’economia circolare; sensibilizzazione di cittadini, aziende e istituzioni riguardo la necessità di non abbandonare i rifiuti in mare. In tale ottica viene assegnato ai pescatori un ruolo attivo nella raccolta di rifiuti marini, tanto da aver fatto guadagnare loro a livello mediatico il soprannome di “spazzini del mare”, sia che avvenga in maniera causale (durante la pesca) che volontaria (attraverso ad esempio campagne ambientaliste).

L’articolo 2 stabilisce che i significati corrispondenti per determinate definizioni (rifiuti pescati accidentalmente; rifiuti raccolti volontariamente; campagne di pulizia del mare; campagna di sensibilizzazione; autorità competente, individuata nel Comune territorialmente competente; soggetto promotore della campagna di pulizia) sono quelli contenuti all’interno del d.lgs. n.182 del 2003 e al d.lgs. n.152 del 2006.

Attraverso l’art. 3 vengono individuate le “modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati”. Qualora i pescatori dovessero raccogliere rifiuti durante la pesce dovranno procedere analogamente a quanto accade per i rifiuti prodotti dalle navi, depositandoli una volta giunti in porto in depositi temporanei. I costi di gestione non saranno però soltanto a carico dei pescatori o degli utenti portuali, ma viene stabilita, secondo una modalità di copertura stabilita dall’ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) una componente tariffaria relativa al sistema integrato dei rifiuti. Lo stesso articolo riconosce inoltre ai comandanti dei pescherecci soggetti a tali obblighi un sistema premiale.

Gli articoli dal 4 al 6 stabiliscono nell’ordine: le modalità di attuazione delle campagne volontarie per la raccolta dei rifiuti in mare; l’attribuzione al MinAmbiente dei poteri di identificazione dei criteri che sanciscono il cambio di qualifica dei “rifiuti accidentalmente pescati”, in particolare riferimento al quando gli stessi smettono di essere identificati come tali; l’organizzazione di campagne volte a sensibilizzare il pubblico sull’abbandono dei rifiuti in mare.

Altro articolo di particolare rilievo è il numero 7, che stabilisce le misure di incentivazione degli imprenditori ittici verso pratiche più rispettose dell’ecosistema marino. Nello specifico verranno inoltre attribuite certificazioni ambientali, da assegnare in base a quanto stabilita un decreto del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo, agli “imprenditori ittici” che conferiranno i rifiuti accidentalmente pescati, che parteciperanno a campagne di raccolta del “marine litter” o che utilizzeranno attrezzature più sostenibili.

All’interno dell’art. 8 è contenuta la clausola di invarianza finanziaria. Come ha dichiarato Sergio Costa in riferimento al ddl Salvamare:

È una grande vittoria per il nostro mare, finalmente iniziamo a ripulire il mare dalla plastica e lo facciamo con degli alleati eccezionali – i pescatori – che conoscono il problema meglio di tutti perché ogni giorno tirano su le reti raccogliendo spesso altrettanta plastica rispetto al pescato. Quella della plastica in mare è un’emergenza planetaria, dobbiamo affrontarla adesso, non si può rinviare. L’Italia, che è bagnata per due terzi dal mare, vuole essere leader nella soluzione: appena la Direttiva europea sulla plastica monouso sarà pubblicata, approveremo anche noi la legge per dire stop al monouso.

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