Salmonella nel pollo in arrivo dalla Polonia, le allerte RASFF

Salmonella nel pollo in arrivo dalla Polonia, le allerte RASFF

Allerta salmonella diffusa dal RASFF, il Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi dell'Unione Europea: a rischio il pollo in arrivo dalla Polonia.

Allerta salmonella per il pollo dalla Polonia nell’ultima allerta RASFF. Si tratta di quella relativa alla settimana numero 26 del 2020, con 49 avvisi presenti nel rapporto del Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi. Si tratta dell’unico prodotto che ha spinto l’ente europeo ad allertare le autorità italiane. Risultano però anche altri alimenti potenzialmente a rischio, ma che non risultano avere carattere di urgenza.

Oggetto dell’allerta salmonella (ser. Infantis e ser. Enteritidis) diffusa dal RASFF le confezioni di strisce di pollo marinate e congelate provenienti dalla Polonia. Non sono stati ancora diffusi elementi utili all’identificazione dei lotti interessati.

Altre indicazioni, seppure di minore gravità, da parte del Sistema di allerta europeo sono la possibile presenza di istamina nel tonno pinne gialle proveniente dall’India, OGM non autorizzati in alcuni enzimi alimentari dalla Nuova Zelanda. In ultimo salmonella nelle proteine animali trasformate, in arrivo dalla Spagna, destinate all’utilizzo nei mangimi per animali.

Salmonella nel salame nostrano

Nei giorni scorsi il Ministero della Salute italiano ha diffuso un’altra allerta salmonella. Oggetto del richiamo il salame nostrano a marchio Mariga Giuseppe & C. SAS. Al fine di tutelare la sicurezza alimentare dei cittadini l’avviso ministeriale contiene i dati relativi a lotto, data di scadenza e stabilimento di produzione. Si invita a non consumare il prodotto, ma a restituirlo presso il punto vendita di acquisto.

Si ricorda infine che i sintomi dell’infezione da salmonella sono febbre alta, diarrea persistente e frequenti episodi di vomito. In caso di sospetta salmonellosi è opportuno allertare il proprio medico curante. In caso di forte disidratazione può essere necessario il ricovero ospedaliero.

Fonte: Il Fatto Alimentare

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