Salgono a 4 i capodogli morti in Sicilia

Salgono a 4 i capodogli morti in Sicilia

Fonte immagine: Pexels

Sale a quattro il numero di capodogli trovati morti in Sicilia: all'interno dei corpi di due dei quattro esemplari è stata rinvenuta della plastica.

Sale a ben quattro il numero di capodogli rinvenuti senza vita in Sicilia, il tutto nel lasso di tempo di una settimana. Lo comunica Greenpeace, nel rendere noti i risultati delle indagini condotte dal Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione (BCA) dell’Università degli Studi di Padova. Almeno due dei cetacei trovati, inoltre, presentavano plastica nel loro apparato digerente.

Sui corpi dei capodogli rinvenuti senza vita, tra cui l’esemplare scovato nelle vicinanze di Palermo pochissimi giorni fa, sono state effettuate delle indagini tramite necroscopia, mentre altri esami verranno condotti nei prossimi giorni. Sebbene al momento non sia nota con certezza la causa del decesso di questi animali, i ricercatori non escludono il ruolo dell’ingestione accidentale di plastica e altri rifiuti, almeno in due di tutti gli esemplari analizzati.

Così come riferisce ADNKronos, infatti, all’interno del corpo del capodoglio di Palermo sono stati rinvenuti dei pezzi di plastica dura e di appendiabiti, mentre simili rifiuti non hanno coinvolto l’esemplare di Milazzo. Quantitativi notevoli di materiali plastici pare siano stati trovati nell’apparato digerente del cetaceo spiaggiatosi a Cefalù la scorsa settimana, mentre il capodoglio di Favignana sarebbe ancora in acqua. Sandro Mazzariol, professore di anatomia patologica veterinaria del dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università degli Studi di Padova, ha così commentato, sempre come riferisce ADNKronos:

È ancora da stabilire quali siano le cause della morte degli animali e solo indagini necroscopiche dettagliate seguendo protocolli internazionali potranno dirimere i dubbi. Al momento stiamo analizzando campioni prelevati dalle carcasse per verificare la possibile presenza di infezioni o particolari inquinanti. È comunque preoccupante aver trovato, a una prima analisi macroscopica, della plastica nello stomaco di due dei tre animali spiaggiati. A conferma che tale inquinamento è abbondante sul fondo del mare e colpisce per lo più animali giovani.

La plastica rappresenta uno dei principali pericoli per la fauna marina, sia per i grandi cetacei che per altri abitanti delle acque. Spesso frammenti di oggetti vengono scambiati per prede e quindi inavvertitamente ingeriti: le tartarughe, ad esempio, tendono a mangiare buste di plastica, scambiandole per meduse.

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