Sacconi: il referendum sull’acqua va rimesso in discussione

Sacconi: il referendum sull’acqua va rimesso in discussione

Fra le liberalizzazioni "necessarie" per modernizzare il Paese, il ministro Sacconi inserisce anche l'acqua pubblica, in aperto contrasto con il referendum di giugno

Il referendum di giugno ha sancito la volontà degli italiani di mantenere pubblica la gestione di un servizio fondamentale come la distribuzione idrica. L’attuale governo, però, non ha mai nascosto la propria adesione a una filosofia diversa, più aperta alle liberalizzazioni e al lasciare libero accesso ai privati e al loro “profitto” anche in situazioni simili.

Non è un caso, che la manovra bis appena approvata contenga alcune sensibili concessioni a questa liberalizzazione dei servizi che molti definirebbero dissennate. Fra i più critici proprio coloro i quali avevano condotto la battaglia referendaria per il Sì e che leggono i propositi dell’esecutivo come un tradimento della volontà degli italiani. Come ha spiegato Francesco Camattini del coordinamento acqua pubblica di Parma:

Nella manovra nonostante ci sia una postilla che salva i servizi idrici integrati, la regola è privatizzare i servizi pubblici locali.

E tale “norma” tradisce, secondo i militanti del Sì, lo spirito del referendum. Qualcuno – non noi – penserà che sia una polemica esagerata, ma a confermare i timori ed, anzi, a sgomberare ogni dubbio ci ha pensato oggi il Ministro Maurizio Sacconi che ha dichiarato nel tavolo congiunto con Tremonti non soltanto la necessità di andare avanti con tali liberalizzazioni strutturali, ma che anche il servizio “acqua” non è escluso dal discorso:

Troveremo il modo per rimettere in discussione il referendum

Insomma, la direzione politica che il governo vuole dare al paese è in evidente contrapposizione con la volontà popolare espressa il 12 e il 13 giugno. Un bel problema, che rimette in gioco non solo il problema della gestione pubblica dell’acqua, ma la nozione stessa di democrazia.

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