Russia: una centrale nucleare galleggiante punta all’Artico

Russia: una centrale nucleare galleggiante punta all’Artico

Fonte immagine: TebNad via iStock

La Russia ha varato la sua centrale nucleare galleggiante, pronta a raggiungere l'Artico: protestano le associazioni ambientaliste.

Varata in Russia la prima centrale nucleare galleggiante, un impianto con due reattori da 35 megawatt ciascuno, pronto a solcare i mari dell’Artico. Un progetto sostenuto con forza dal governo locale, sicuro che una simile soluzione possa attirare numerosi investimenti, tuttavia poco gradito dagli ambientalisti: le principali associazioni per la tutela dell’ambiente, infatti, parlando già di una “Chernobyl sui ghiacci”.

La Akademik Lomonosov – questo il nome della centrale nucleare galleggiante – ha preso il largo pochi giorni fa: la nave, partita da Murmansk, effettuerà un viaggio di 5.000 chilometri per raggiungere Pevek, in pieno Artico. Lunga 144 metri e larga trenta, la centrale può fornire energia elettrica per circa 100.000 abitanti e verrà impiegata inizialmente per alimentare impianti industriali e miniere. Se il progetto dovesse confermare gli obiettivi previsti dal governo russo, altre strutture analoghe potrebbero prendere il largo, allo scopo di portare elettricità nei luoghi più remoti dell’intera Russia.

Così come già accennato, l’impianto galleggiante sta destando serie preoccupazioni fra i gruppi ambientalisti: già da un paio di anni, praticamente da quando è giunta notizia di un simile progetto, associazioni come Greenpeace hanno espresso la propria opposizione a una centrale atomica fra le onde, definendola un possibile “Titanic nucleare” o una “Chernobyl dell’oceano”. Non è infatti semplice prevedere quali possano essere le conseguenze di un eventuale incidente al largo, sia per l’uomo che per la biodiversità marina.

L’agenzia atomica Rosatom, così come riferisce Repubblica, contesta però le critiche dei gruppi di tutela della natura, sottolineando come la Akademik Lomonosov sia stata costruita affinché possa sia resistere agli iceberg che alle onde anomale. Nel frattempo, oltre ai timori ambientali, emergono dubbi economici: l’impianto galleggiante sarebbe eccessivamente costoso per giustificarne l’impiego, poiché il ritorno economico potrebbe essere ben minore rispetto agli investimenti per la costruzione e il trasporto.

Fonte: Repubblica

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