Roma, che fine ha fatto la micromobilità elettrica?

Roma, che fine ha fatto la micromobilità elettrica?

Fonte immagine: iStock

Delibera o regolamento, non si hanno notizie sul futuro di monopattini, segway e hoverboard nella Capitale, lavoro approfondito o perdita di tempo?

Non tira un’aria eccezionale sulla famosa delibera comunale che serve (servirebbe) per far partire la sperimentazione di monopattini, segway, monoruota e hoverboard sulle piste ciclabili, le zone 30 e le aree pedonali della città. Molte delle sigle di condivisione dei monopattini, come la nostra visita ai magazzini di Circ testimoniava mesi fa, sono pronte a partire da tempo. Eppure del dispositivo necessario a regolamentare nel dettaglio la circolazione – dovrà indicare le zone, prevedere l’installazione di apposita segnaletica e probabilmente dedicare una parte ai controlli dei vigili urbani – non c’è traccia. Le ultime notizie degne di cronaca sono quelle arrivate alla fine di ottobre, quando era stata convocata la III commissione Mobilità presieduta da Enrico Stefàno con un solo punto all’ordine del giorno: “Attuazione del Decreto del Ministero Infrastrutture e Trasporti Micromobilità elettrica”.

Il tema, e forse la spiegazione di tale lentezza, è che il famigerato decreto Toninelli richiede interventi non proprio secondari ai comuni. Tanto che Milano ha prima sospeso lo sharing dei monopattini per prendersi i tempi giusti a predisporre la viabilità e poi riproposto la sperimentazione, che riprenderà a dicembre. In altri comuni, vedi Torino, si sono invece registrate maximulte ai danni dei conducenti, spesso non troppo giustificate e in attesa del via ufficiale, arrivato solo lo scorso 13 novembre. Insomma, l’impressione è che nella capitale si stia navigando verso un regolamento ben più completo di una semplice delibera, che entri ancora di più nel dettaglio cercando di evitare eventuali panorami da far west sulle già martoriate strade e sugli invivibili marciapiedi romani disastrati dal maltempo autunnale.

L’occhio è insomma al decoro urbano, già fortemente compromesso, e alla viabilità: nella Capitale è appena partito il servizio di bici elettriche di Uber, Jump, e forse nella mente degli amministratori c’è ancora il cimitero di carcasse che altre piattaforme come Mobike hanno lasciato per la città nel biennio passato. Ancora se ne trovano in giro, anche in zone centrali. Così come il lavoro che la polizia municipale sarebbe obbligata a compiere per controllare i conducenti: i monopattini potranno essere condotti solo da maggiorenni o da minorenni in possesso della patente AM (quella per il motorino). Significa lavoro in più per i vigili, cioè straordinari che bisognerà in qualche modo pagare.

In realtà la preoccupazione sul decoro urbano sembrerebbe in parte ingiustificata, visto che le flotte degli scooter elettrici sarebbero recuperate e ricaricate pressoché ogni notte e nuovamente disposte dagli addetti dei vari servizi. Ma dopo tutto quello che si è visto a Roma, neanche il più ottimista se la sentirebbe di dare qualcosa per scontato considerando il mix di inciviltà dei residenti e di scarsa lungimiranza dell’amministrazione. Palazzo Senatorio dovrebbe tuttavia battere un colpo sul tema micromobilità elettrica: si sta davvero ragionando per partorire un regolamento efficace per arrivare in tempi brevi al via libera o invece le lungaggini sono in parte figlie dei soliti intoppi e in parte una strategia utile a tergiversare per vedere come proceda nelle altre grandi città italiane?

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