Roma affoga nei rifiuti e Ama richiama i cittadini all’ordine

Roma affoga nei rifiuti e Ama richiama i cittadini all’ordine

Fonte immagine: Marco_Piunti via iStock

Difficoltà finanziarie, inefficienze, comunicazioni parodistiche: per l'Ama e il Comune di Roma, l'emergenza rifiuti è diventata una commedia tragicomica.

Fa veramente ridere, mentre i romani pagano il primo semestre di una delle tasse sui rifiuti più elevate del Paese, il richiamo dell’Ama, la fatiscente municipalizzata romana, gemella non troppo diversa della scalcagnata Atac. Una società con un miliardo e passa di debiti si appella “al senso civico dei cittadini” invitando i romani a fare meno immondizia. E poco importa che il sistema dei rifiuti nella Capitale sia al collasso ormai da sei anni, da quando cioè ha chiuso la discarica di Malagrotta del re Mida Manlio Cerroni ma nessuno degli amministratori susseguitesi negli anni – da Polverini a Zingaretti passando per i sindaci – sia riuscito a gettare il cuore oltre l’ennesima crisi e a ripensare il meccanismo all’origine.

Occorre contenere “al massimo la produzione di rifiuto tal quale, separando tutti i materiali riciclabili e utilizzando correttamente i contenitori con capienza residua” ha spiegato la neopresidente di via Calderon de la Barca, Luisa Melara. La medesima protagonista di uno spiacevole quanto surreale teatrino martedì scorso in pieno centro storico: mentre filmava di notte lo smaltimento dell’immondizia di una serie di locali è stata scambiata per una paparazza dall’attore inglese Hugh Grant accompagnato dalla moglie Anna Elisabet Eberstein. Non solo è stata insultata ma il protagonista di “Notting Hill” le ha strappato lo smartphone dalle mani. Neanche in una commedia di Mel Brooks.

Che poi l’Ama rischi il definitivo collasso – si sta lavorando in questi giorni al bilancio 2017, sì del duemiladiciassette perché il gruppo non lo presenta da due anni – anche per 169 milioni di crediti che il comune deve alla municipalizzata, è un altro paio di maniche. Il fatto è che siamo nella classica situazione del too big to fail. Non tanto perché Ama sia “grande” in senso assoluto. Ma perché, come in tutti i casi di monopolio pubblico, non esiste la possibilità di procedere in tempi rapidi in modo alternativo. Tradotto: se Ama va definitivamente a gambe all’aria – e già così sembrerebbe sia dal misterioso conto economico che dalla concretezza quotidiana: solo il 55% dei mezzi esce ogni giorno dai depositi, il resto è rotto – Roma si trasforma definitivamente in un’immensa discarica a cielo aperto popolata di bestie di ogni genere. In un ciclo alimentare e naturale che fra gabbiani, ratti, vermi, furetti, cinghiali e lupi somiglia veramente a un film dell’orrore.

In tutto questo ci sono i cittadini e il loro senso civico, certo. Che però è solo un pezzetto dell’intero puzzle dei rifiuti composto non solo dal conferimento ma anche dalla raccolta (pessima, i cassonetti non sono mai stati disinfestati e vengono dati alle fiamme ogni notte moltiplicando i roghi tossici), dal trasferimento, con le proteste sui siti di trasbordo, dal trattamento (con l’incendio del centro al Salario rimangono solo due impianti della Colari, cioè sempre di Cerroni, quello di Rocca Cencia e uno mobile a Ostia) e dallo smaltimento. In questo senso il fallimento totale della accolta differenziata, cresciuta di appena tre punti percentuali dal 2016 e probabilmente di molto al di sotto del 46%n dichiarato da Ama, racconta il surrealismo della situazione. Per la sindaca Virginia Raggi, che continua a fare dirette Facebook imprigionata in un insopportabile Truman Show dal sapore di percolato, si dovrebbe toccare il 70% entro il 2021. Il 70%, in una città che non riesce a garantire ai cittadini i servizi essenziali: una raccolta puntuale, spazzamento ben fatto e strade pulite, verde decoroso, un sistema di recupero degli ingombranti e una serie di pulizie straordinarie nelle infinite minidiscariche che puntellano l’enorme territorio comunale, il più grande d’Europa.

L’unica (e volatile) salvezza immediata saranno le vacanze e i lunghi fine settimana al mare o in montagna che i romani si concedono per scappare da una città in cui non si riesce più a vivere e dove le alte temperature unite a polveri, smog, sporcizia, incuria, verde trascurato (le ultime novità sul servizio giardini sono della scorsa settimana con un’inchiesta avviata nel 2018 dai vertici del VII municipio) e miasmi producono un clima disperante. Un clima, soprattutto, da cittadinanza dimezzata: i soldi che i romani stanno pagando in questo periodo sono danari sostanzialmente regalati all’Ama, del tutto sganciati dalla qualità del servizio e dei quali i cittadini non hanno neanche idea del loro impiego, visto che da due anni non c’è traccia dei bilanci. Ma è la vita quotidiana che ne esce mortificata e in generale il senso di cittadinanza, come si diceva, a morire nel confronto con realtà splendenti come Milano.

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