Robin Tax sulle rinnovabili, anche l’AEEG dice no

Robin Tax sulle rinnovabili, anche l’AEEG dice no

L'Authority sull'energia ha espresso parere sfavorevole sull'estensione dell'Ires alle aziende delle rinnovabili, ma il Governo non sembra intenzionato a cedere

Il Governo non cambia idea. La Robin Tax, l’imposta Ires sul reddito d’impresa, sarà applicata anche alle aziende attive nel settore delle rinnovabili. Lo hanno confermato sia il senatore del Pdl Maurizio Gasparri che il presidente della commissione Bilancio del senato Antonio Azzollini.

Salvo ulteriori colpi di scena, dunque, la tassa sarà applicata anche le aziende che producono energia da fonti rinnovabili, che adesso sono invece escluse dal pagamento (ad eccezione dell’idroelettrico). L’imposta, inoltre, dovrà essere versata da tutte le imprese produttrici e distributrici di energia con ricavi superiori ai 10 milioni di euro all’anno, mentre l’attuale tetto è fissato a 25 milioni. Innalzata, infine, l’aliquota, che è stata portata dal 6,5 al 10,5%.

A nulla sono valse, dunque, le proteste degli operatori e dei sindacati di categoria, che nei giorni scorsi hanno aspramente criticato la misura introdotta dal Governo. Contestazioni a cui si è aggiunto il recente parere sfavorevole inviato al Parlamento dall’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, preoccupata delle possibili conseguenze del provvedimento sui consumatori.

L’applicazione di una maggiorazione Ires di tale entità alle attività soggette a regolazione tariffaria, nei limiti in cui non si possa imporre alle imprese di realizzare investimenti senza prevederne un’adeguata remunerazione – scrive l’Autorità – rischia di avere un impatto sui consumatori particolarmente negativo.

L’Authority, dunque, teme che l’aumento dell’aliquota Ires possa determinare una stangata sui prezzi dell’energia elettrica. Per questo l’AEEG si è resa disponibile a collaborare con l’esecutivo alla ricerca di una possibile alternativa (il governo conta di recuperare dall’estensione e dall’inasprimento della Robin tax più di tre miliardi e mezzo di euro in tre anni).

L’ipotesi di un dietrofront da parte di Palazzo Chigi, comunque, sembra al momento piuttosto improbabile, anche se Gasparri ha lasciato aperto un timido spiraglio. «In commissione Bilancio del Senato – ha dichiarato – se ci saranno altre proposte utili saremo pronti ad accoglierle in un confronto ampio con l’opposizione».

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