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Rinoceronti: bracconaggio dimezzato grazie al lockdown

Rinoceronti: bracconaggio dimezzato grazie al lockdown

Fonte immagine: Pixabay

Rinoceronti, dimezzato il bracconaggio in Sudafrica grazie al lockdown da coronavirus: è quanto dimostrano i dati raccolti nella nazione africana.

La tutela dei rinoceronti è stata più efficace grazie al lockdown per la pandemia da coronavirus. È quanto emerge in Sudafrica, dove il bracconaggio di questa specie protetta ha subito un’improvvisa frenata, proprio grazie al periodo di quarantena imposto dal Paese. Rispetto ai dati registrati nel 2019, infatti, il numero di esemplari uccisi si è più che dimezzato: ben il 53% di uccisioni in meno.

Nei primi sei mesi del 2020, sono stati purtroppo 166 i rinoceronti uccisi dai cacciatori di frodo. Il corno di questi animali è infatti molto richiesto sul mercato nero asiatico, poiché la medicina tradizionale cinese lo impiega come rimedio per diversi problemi di salute, pur in assenza di qualsiasi evidenza dal punto di vista scientifico. Se confrontati con il 2019, però, questi dati sono confortanti: nei primi sei mesi dello scorso anno sono stati infatti 316 gli esemplari che hanno trovato la morte per mano dei bracconieri.

Rinoceronti: trend positivo

A confermare il trend positivo è Barbara Creecy, Ministro dell’Ambiente sudafricano:

Siamo riusciti a fermare l’escalation nella perdita di rinoceronti.

Come spiegato dal Ministro, il lockdown spiega solo in parte questo successo. Da anni il governo ha infatti adottato diverse strategie di deterrenza al bracconaggio. Tuttavia, il blocco agli ingressi nel Paese durante la quarantena e lo stop ai principali transiti di merci avrebbe impedito a malintenzionati di poter avviare traffici illeciti verso l’Asia, salvando così i rinoceronti.

Così come già ribadito, non vi sono evidenze scientifiche che possano confermare l’utilità del corno di rinoceronte per la cura delle più svariate patologie. Il corno è infatti composto principalmente da cheratina, un elemento normalmente contenuto anche nelle unghie e nei capelli umani: tale sostanza non ha alcun effetto curativo, né interagisce con nessun processo biologico dell’organismo. Eppure, nonostante le smentite della scienza, le credenze popolari sembrano davvero dure a morire.

Fonte: Guardian

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