Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

Rinnovabili: più economiche di gas e carbone in Australia

Secondo il rapporto Bloomberg per i nuovi impianti in Australia l'eolico è già in grid parity: costa meno di carbone e gas.

Già oggi, senza incentivi e senza considerare le tasse sulle emissioni di CO2, l’energia elettrica prodotta in Australia dall’eolico è più economica di quella prodotta dal carbone o dal gas. A renderlo noto l’ultimo studio condotto dalla Bloomberd New Energy Finance.

Stando al rapporto Bloomberg un nuovo MWh eolico in Australia costa 80 dollari australiani mentre lo stesso MWh da carbone ne costa 143 e da gas 116. Prezzi che includono le tasse anti CO2. Al netto delle tasse l’energia del vento resta comunque più economica del 14% rispetto al carbone e del 18% rispetto al gas.

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Tutti i prezzi si intendono per nuovi impianti, costruiti oggi e senza incentivi nel caso dell’eolico. In Australia, per farla breve, secondo Bloomberg l’eolico è già oltre la grid parity. Come spiega Michael Liebreich, CEO di Bloomberg New Energy Finance:

La percezione che i combustibili fossili siano economici e le rinnovabili costose è ormai superata. Il fatto che l’eolico sia oggi più economico di carbone e gas, in uno dei Paesi con le migliori riserve di combustibili fossili, dimostra che le rinnovabili sono un fattore di cambiamento del mercato che promette di cambiare l’economia della generazione elettrica.

Riguardo invece il fotovoltaico? Entro il 2020 i grandi impianti riusciranno a produrre elettricità a costi inferiori di carbone e gas, anche perché i prezzi dell’energia da fossili sta per aumentare. Questo a causa di costi finanziari sempre più alti.

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Lo studio Bloomberg, infatti, ha preso in considerazione l’attuale comportamento delle quattro maggiori banche australiane che non sembrano intenzionate a finanziare nuove grandi centrali a carbone senza un sostanziale premio per il rischio derivante al danno alla propria reputazione derivante da un investimento ad alte emissioni.

Nel caso del gas la questione è diversa: l’Australia sta spingendo molto sul GNL, il gas naturale liquefatto, grazie al boom delle estrazioni derivante da un uso del fracking paragonabile solo a quello degli Stati Uniti. Paradossalmente, però, l’abbondanza di gas e la sua conseguente esportazione sta facendo salire il prezzo di questa fonte fossile sul mercato interno.

In pratica l’Australia si avvia a diventare un Paese alimentato dalle rinnovabili, ma che estrae con la fratturazione idraulica miliardi e miliardi di metri cubi di gas destinati all’esportazione. Un altro paradosso che non preoccuperebbe gli australiani, secondo quanto sostenuto da Bloomberg, i quali disporrebbero già delle centrali elettriche di cui hanno bisogno:

L’Australia difficilmente avrà bisogno di ulteriore potenza di base prima del 2020, ed entro quella data eolico e fotovoltaico di grandi dimensioni saranno significativamente più vantaggiosi rispetto a bruciare un gas costoso pagato a prezzi da esportazione.

Entro il 2020-30 troveremo nuovi e innovativi modi di gestire l’intermittenza di sole e vento, quindi è abbastanza probabile che potremo saltare dal carbone alle rinnovabili per ridurre le emissioni quando i prezzi della CO2 saliranno.

Tutto bene per le rinnovabili australiane, quindi? Non esattamente: Bloomberg nota come le vecchie centrali a carbone, costruite negli anni ’70 e ’80, riescono ancora a produrre elettricità a costi inferiori rispetto a fotovoltaico ed eolico. Questo perché i costi dell’impianto sono stati già ripagati:

L’eolico di nuova costruzione è più economico del carbone di nuova costruzione, ma non può competere con i vecchi impianti che si sono già ripagati. Per questo ci vuole ancora un supporto dalla politica per installare altri MW rinnovabili e costruire le conoscenze e le esperienze necessarie a decarbonizzare il sistema energetico nel lungo periodo.

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