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Rinnovabili ostacolate dal meteo nel 2016, ma si riduce quota carbone

Rinnovabili ostacolate dal meteo nel 2016, ma si riduce quota carbone

Fonte immagine: Land Rover Our Planet

Nel 2016 l'Europa ha ridotto in maniera significativa l'impiego del carbone per la produzione di energia, puntando invece con decisione sul gas naturale.

Il rapporto “Energy Transition in the Power Sector in Europe” pubblicato da Agora Energiewende fotografa l’evoluzione nel campo dell’approvvigionamento energetico registrata in Europa nel corso del 2016. Ne emerge soprattutto un progressivo abbandono del carbone, da parte in primis del Regno Unito, in conseguenza all’entrata in vigore della cosiddetta “carbon tax”.

A compensare è una crescita di oltre il 100% a livello continentale del gas naturale. Ne deriva un decremento nel volume di CO2 emesso nell’atmosfera, ma anche una situazione sostanzialmente stazionaria per quanto riguarda le fonti rinnovabili, che hanno fatto segnare un +16,9 TWh rispetto ai dodici mesi precedenti, al di sotto delle aspettative. A rallentare la crescita sono state innanzitutto le condizioni meteo: meno sole e vento rispetto al 2015.

Segno negativo invece per il nucleare (-18,5 TWh), causato in gran parte dallo spegnimento di alcuni reattori francesi per condurre alcune operazioni di manutenzione programmata. A livello continentale, dunque, l’energia prodotta da fonti pulite è pari al 29,6% circa della quota complessiva.

Prendendo in considerazione il periodo compreso tra il 2010 e il 2016, dal grafico allegato di seguito emerge che in Italia la quota di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili è salita del 15%, superando la media comunitaria del 10%.

La crescita delle rinnovabili nei paesi europei
Fonte: Agora Energiewende (PDF)

Le previsioni per i prossimi anni dipingono un’ulteriore evoluzione in chiave green del contesto europeo: entro il 2020 il quantitativo di energia elettrica prodotta da fonti fossili dovrebbe essere ridotta di circa 200 TWh (da 1.408 a 1.204 TWh), in favore di un rafforzamento delle rinnovabili dettato soprattutto (ma non solo) da un ulteriore taglio dei costi legati alla realizzazione di impianti solari, fotovoltaici ed eolici (anche offshore).

Ne deriva inoltre un abbattimento delle emissioni nocive, sia per l’ambiente che per la salute. Un contributo significativo potrebbe arrivare anche dalla Germania, fino ad oggi piuttosto reticente nel chiudere le proprie centrali a carbone.

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