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Rinnovabili: nel 2018 bene l’idroelettrico, male fotovoltaico ed eolico

Rinnovabili: nel 2018 bene l’idroelettrico, male fotovoltaico ed eolico

Fonte immagine: Pixabay

Nel 2018 torna ad aumentare la quota delle rinnovabili nella produzione di elettricità, ma il merito è solo dell'idroelettrico.

Nel 2018 cresce la quota di rinnovabili nel mix energetico del Paese, ma il merito viene dal passato, dall’idroelettrico, e non dalle nuove installazioni di fotovoltaico e eolico.

È di 112,8 terawattora la produzione delle fonti rinnovabili destinata al settore elettrico, quota che riesce a soddisfare poco più di un terzo della domanda totale degli italiani (di circa 321 terawattora).

Lo scorso anno le rinnovabili hanno prodotto il 35,1% dell’elettricità, percentuale più bassa del 2014 (era del 38,6%), ma più alta degli ultimi tre anni. Dai dati, diffusi da Terna nel suo rapporto mensile sulla situazione italiana, si nota che le rinnovabili nel 2018 (rispetto al 2017) sono cresciute del 9,8% mentre la domanda degli italiani è rimasta pressoché stabile (+0,4%).

Da un’analisi più attenta si scopre però che la crescita è data soprattutto dal contributo dell’idroelettrico, che lo scorso anno ha aumentato la produzione del 31,2%. Il settore, in calo nel 2017 per la siccità che aveva colpito il nostro Paese, si riscopre traino delle rinnovabili italiane.

Non è tutto oro ciò che luccica. L’Italia, grazie anche alla rinuncia al nucleare, basa da diversi anni la produzione di elettricità sull’idroelettrico, un fatto che però maschera i dati negativi che arrivano dalle “nuove” forme di energia.

Se guardiamo al solare (ha soddisfatto il 7,1% della domanda elettrica nel 2018) e all’eolico (il 5,9%) scopriamo che segnano prestazioni in calo: insieme coprono il 12,5% della domanda a fronte del 13% coperto nel 2017.

Numeri in caduta ormai già da 5-6 anni e che richiamano all’attenzione l’attuale governo nello sviluppo di nuove politiche, a tutela sia del benessere dei cittadini che del raggiungimento degli obiettivi prefissati su scala globale. Due su tutti: Accordo di Parigi e Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

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