Rinnovabili: metterle al posto sbagliato ci costa 45 miliardi

Rinnovabili: metterle al posto sbagliato ci costa 45 miliardi

Siemens, dopo aver fatto grandi affari nell'eolico, torna alla sua vecchia passione: il termoelettrico centralizzato di grandi dimensioni.

Nello sviluppo delle energie rinnovabili, negli ultimi anni, sono stati fatti molti errori. Costosi. è quanto pensa Siemens, una delle aziende che più hanno guadagnato dalla rivoluzione energetica appena iniziata. Secondo il gigante dell’eolico il problema principale è la localizzazione degli impianti, che ci costerà 45 miliardi in investimenti non necessari entro il 2030.

>> Leggi perché il 2012 è stato un anno record per l’eolico

Siemens ritiene che il risparmio potenziale, mettendo le rinnovabili nel posto giusto, equivale a 4-5 volte l’investimento annuale della Germania in eolico e solare.

Il problema sta tutto nel sistema elettrico europeo, che non era preparato ad accogliere l’enorme potenza rinnovabile installata negli ultimi anni. Ma anche nel fatto che molti impianti sono stati costruiti dove non possono produrre alla massima potenza per questioni climatiche. è ovvio, infatti, che il fotovoltaico al nord Europa rende molto meno che in Italia e Spagna. Si legge nello studio Siemens:

Se le installazioni fossero fatte nei siti in Europa che offrono i potenziali maggiori, circa 45 miliardi di investimenti potrebbero essere risparmiati entro il 2030. Questi numeri includono i potenziamenti della rete elettrica.

Per fare un paragone: circa 10 miliardi di euro sono stati investiti in eolico e fotovoltaico in Germania nel 2012.

Venendo ai numeri:

In Europa la sola nuova potenza fotovoltaica che sarà costruita entro il 2030 ammonterà a circa 138 GW. Se questi impianti fossero installati nei siti più soleggiati potremmo risparmiare 39 GW di installazioni, per la stessa potenza generata. La scelta dei siti è cruciale per l’efficienza e l’economicità anche dell’energia eolica.

Siemens sta studiando, insieme all’Università di Monaco, i sistemi energetici di mezzo mondo per conoscere l’utilizzazione reale delle risorse potenziali e l’efficienza economica.

I risultati dello studio, ancora in corso, verranno presentati al World Energy Congress (WEC) di Daegu, in Corea del Sud, che si terrà il 15 ottobre 2013. Ma ci sono già dei suggerimenti che Siemens si sente di dare per migliorare l’efficienza dei sistemi energetici:

  • Ottimizzazione locale delle installazioni di rinnovabili. Cioè sfruttare al massimo il potenziale regionale e trovare i siti migliori per le installazioni di fotovoltaico, gli stoccaggi idroelettrici e i parchi eolici ed espandere le reti;
  • Incrementare l’efficienza dell’intero sistema di generazione elettrica. ad esempio l’efficienza media di una centrale a carbone in Europa è di appena il 38%, mentre le centrali moderne possono raggiungere il 46%. Installando sistemi elettrici più efficienti nell’industria e nelle case taglierebbe le emissioni di CO2 e i costi;
  • Migliorare il mix energetico. Passare dal carbone al gas naturale ridurrebbe considerevolmente la quantità di CO2 emessa dalla generazione elettrica tradizionale. Questo, da solo, porterebbe a un risparmio di CO2 emessa in Europa fino a 365 milioni di tonnellate. L’equivalente della metà delle emissioni della Germania;
  • Aumentare l’uso dell’energia elettrica. Invece di generare calore localmente e con un’efficienza bassa bruciando petrolio o metano per riscaldare le case, l’energia potrebbe essere generata in maniera più efficiente in centrali di grandi dimensioni e sistemi di riscaldamento ad alta efficienza potrebbero essere utilizzati in case isolate termicamente. Almeno nelle regioni in cui la rete elettrica ha una copertura su larga scala.

Lo studio di Siemens, va detto, sembra molto “utility oriented“: tesse le lodi della generazione centralizzata, sia tecnicamente che politicamente. Un sistema elettrico del genere, infatti, si potrebbe fare solo se l’Europa avesse una politica energetica unica, in grado di obbligare ogni Stato e ogni sua regione o provincia a installare una determinata fonte di energia piuttosto che un’altra.

Una Europa che non esiste, diciamo la verità. E che, forse, non serve neanche che esista in un’ottica di smart grid e di generazione decentrata dell’energia. Da qualche anno, infatti, chi studia il futuro dell’energia ci dice l’esatto opposto di quanto afferma Siemens: stop alle grandi centrali elettriche, diffondiamo la potenza sul territorio, dove serve, e accumuliamola con le batterie o altre tecnologie.

Chi avrà ragione? Difficile dirlo, anche perché molto dipende da come si evolverà l’economia, e di conseguenza i consumi energetici, nei prossimi 15-20 anni in Europa. Ma una cosa è certa: la “versione Siemens” è quella preferita dai grandi gruppi industriali dell’energia, che da un paio d’anni sono in forte sofferenza perché a causa di eolico e fotovoltaico hanno perso il controllo della generazione elettrica. E stanno perdendo un sacco di soldi.

Ma, se crolla il termoelettrico, anche Siemens perde un sacco di soldi: il gigante tedesco, infatti, è uno dei maggiori produttori al mondo di turbine per centrali elettriche alimentate a gas. Nulla è casuale, nel mondo dell’energia…

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