Rinnovabili: l’Italia cala nell’indice di attrattività

Rinnovabili: l’Italia cala nell’indice di attrattività

L'ultimo report che analizza l'attrattività dei vari paesi per gli investimenti sulle fonti rinnovabili, vede scendere l'Italia al quindicesimo posto.

L’ultima edizione del report trimestrale di Ernst & Young, Renewable Energy Country Attractiveness Indices, che valuta l’attrattività dei mercati internazionali per gli investimenti in energie rinnovabili, vede l’Italia scendere di ben 3 posizioni, rispetto all’edizione precedente, arrivando al quindicesimo posto, con 52,5 punti. Se si pensa che due anni fa eravamo quinti, si capisce di quale portata sia stata la discesa negli ultimi anni.

Solo la geotermia si mantiene stabile al 6° posto. Tutte le altre fonti hanno subito il contraccolpo che era stato da molti temuto e preannunciato, dovuto al decreto cosiddetto “spalma-incentivi“, divenuto legge in agosto 2014. Il punto cruciale sarebbe il taglio degli incentivi e la valenza retroattiva della norma, che va a colpire soprattutto gli impianti fotovoltaici sopra ai 200 kWp, che creerebbe anche un preoccupante precedente nel nostro paese.

Nel report vengono discussi tutti gli impatti che questo comporterà, soffermandosi anche su quelli che subirà il sistema bancario, per non parlare del fatto che, qualsiasi vantaggio economico verrà

annullato dai costi dei risarcimenti da pagare a seguito delle azioni legali e dai progetti abbandonati.

I primi posti della classifica sono occupati da:

  1. Cina
  2. Stati Uniti
  3. Germania
  4. Giappone
  5. Canada
  6. India
  7. Regno Unito
  8. Francia
  9. Brasile
  10. Australia
  11. Sud Corea
  12. Cile
  13. Paesi Bassi
  14. Belgio
  15. Italia

La Cina, supera gli Stati Uniti, grazie ai nuovi target per il 2017 nel settore rinnovabili. L’India sale al sesto posto grazie all’attenzione alle energie pulite posta dal nuovo governo, associata a un programma per potenziare la rete elettrica. Germania e Giappone mantengono buone posizioni, ma la situazione potrebbe cambiare in futuro, vista la riforma tedesca della legge sulle rinnovabili (l’EEG, ovvero il German Renewable Energy Act che supporta anche la produzione di energia elettrica derivante dall’estrazione di gas) e il ritorno all’attrattività di nucleare e carbone per il governo giapponese.

Per l’Italia sono state stimate anche le perdite che gli investitori che puntavano al nostro paese, presumibilmente subiranno, ovvero 3 miliardi di euro. Se si tiene conto che la riduzione in bolletta sarà del 10% e che potrebbero essere moltissime le cause legali aperte, come è successo in Spagna, anch’essa colpevole di aver applicato tagli retroattivi nel settore del solare, c’è da capire se davvero il gioco vale la candela.

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