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Rinnovabili dopo il Coronavirus: 4 punti per far ripartire l’Italia

Rinnovabili dopo il Coronavirus: 4 punti per far ripartire l’Italia

Energie rinnovabili come strumento per far ripartire l'Italia, questa l'indicazione fornita dal Coordinamento FREE: i 4 punti indicati dall'associazione.

Far ripartire l’Italia all’insegna delle energie rinnovabili. Questo quello che prospetta il Coordinamento FREE per il dopo emergenza Coronavirus, a patto che vengano concessi quei margini ritenuti necessari per sostenere la transizione dell’economia in una direzione più “green”. Fonti pulite ed efficienza energetica in prima fila secondo il Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica.

Puntare sulle rinnovabili per il dopo Coronavirus è possibile secondo quanto ha dichiarato G.B. Zorzoli, presidente Coordinamento FREE, purché si pensi già ora a come ripartire dopo l’emergenza:

La fase di ripartenza del Paese, che può e deve essere “pensata” da subito, dovrà puntare sempre più su un Green New Deal per difendere il lavoro e uscire dalla drammatica situazione in cui ci ha messo l’epidemia del Coronavirus. Il rilancio economico del Paese non deve aspettare la fine dell’emergenza sanitaria e, con un quadro mutato, occorre applicare un approccio realistico nella situazione attuale.

A questo proposito il Coordinamento FREE ha presentato quattro punti, indirizzati al Governo, ritenuti necessari affinché le rinnovabili possano far ripartire l’Italia:

  1. Sono indispensabili semplificazioni, a partire da quelle necessarie per autorizzare gli impianti nuovi, fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del PNIEC, e per fare il revamping e il repowering degli impianti esistenti. In particolare, occorre definire al meglio i tempi dei procedimenti autorizzativi, sia nello svolgimento dell’iter, sia nelle tempistiche, nonchè i confini delle competenze delle soprintendenze, che troppo spesso travalicano il proprio ruolo, impedendo nei fatti i nuovi investimenti nelle rinnovabili e bloccando anche quelli già programmati dei quali il Paese ha un grande bisogno. Va presa in esame l’ipotesi di un Commissario Straordinario ad hoc, per evitare di procrastinare il rilancio del settore;
  2. Bisogna definire al più presto la governance del Gse e soprattutto le linee guida della sua azione, a partire dall’ emanazione da parte del MiSE del Decreto Controlli, che si attende da troppo tempo e che darà un segnale positivo a tutto il settore produttivo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, che continua a lavorare nell’incertezza e nonostante l’emergenza;
  3. Sono ormai anni che si attende il cosiddetto decreto Fer2 sulle fonti rinnovabili innovative, come le biomasse, il biometano, la geotermia, il solare termodinamico e l’eolico off-shoree . Non è più il momento di aspettare. Chiediamo al MiSE che fornisca subito una bozza su cui confrontarsi con stakeholder, per arrivare in tempi rapidi alla sua emanazione. Il Fer2 riguarda le rinnovabili che hanno il più alto tasso d’innovazione tecnologica e sono un’opportunità per varare una volta per tutte tecnologie a un alto contenuto innovativo, che possono rappresentare un volano di sviluppo economico e sostenibile;
  4. Nella crisi dovuta all’ emergenza si proroghino i termini delle autorizzazioni e dei procedimenti per la realizzazione degli impianti pronti ad essere realizzati e si introducano meccanismi utili a recuperare le potenze eventualmente non aggiudicate anche predisponendo nuovi registri e aste successivi alle scadenze attualmente previste per il decreto Fer1 oggi in vigore.

Come ha concluso Zorzoli, quelli sopracitati rappresentano:

La base di partenza indispensabileper realizzare gli oltre 80 miliardi di investimenti aggiuntivi previsti dal PNIEC, in grado di creare circa 75mila nuovi posti di lavoro permanenti e 117.000 temporanei. Cifre destinate a crescere con l’innalzamento al 50-55% della riduzione di CO2, proposta dalla Commissione europea.

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