Rimozione Costa Concordia, Legambiente preoccupata

Rimozione Costa Concordia, Legambiente preoccupata

Legambiente esprime le proprie perplessità per il recupero della Costa Concordia, con due lettere a Corrado Clini e Franco Gabrielli.

A diversi mesi dall’incidente della Costa Concordia, si entra nel vivo della fase di rimozione del relitto nautico incagliato al largo delle coste dell’Isola del Giglio. Legambiente esprime via mezzo stampa tutta la sua preoccupazione per una simile operazione, perché potrebbe risultare altamente inquinante per la flora e la fauna marina.

L’associazione ha quindi deciso di inoltrare due missive al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini e al Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, affinché siano verificate e rivedute le procedure di rimozione. Il sistema scelto, che comprenderebbe anche la costruzione di un momentaneo fondale marino artificiale di 6.400 metri quadrati pensato per far tornare la crociera a galleggiare, rischia di avere un’impatto devastante sull’ecosistema protetto del Giglio, oltre che a rendere l’ipotesi di una frattura della nave davvero reale. Così si legge in alcuni estratti delle lettere, pubblicati sul sito della stessa Legambiente:

«Riteniamo importante che venga seguita con la medesima attenzione e con la stessa struttura di controllo che ha operato finora anche la fase relativa alla rimozione, al trasporto ed allo smaltimento definitivo del relitto: una fase che consideriamo molto delicata dal momento che un intervento di questa portata e di questa complessità non è stato mai realizzato finora, e che va monitorata quindi con marcata scrupolosità.»

Oltre a richiedere una presenza continua delle istituzioni, rappresentate da Carabinieri e Vigili del Fuoco, Legambiente pone l’accento su tutte quelle attività di monitoraggio delle operazioni di trascinamento a riva del relitto. I lavori verranno ovviamente realizzati da società private, ma il rischio è quello che il disastro venga monetizzato, quindi che la rimozione risponda più a logiche di profitto che di protezione dell’ambiente. Un processo così delicato eventualmente mal eseguito, infatti, potrebbe portate all’inabissamento del relitto o al versamento in mare di alcune sostanze chimiche ancora presenti a bordo, come detersivi, solventi o parti di carburante non completamente aspirate durante la fase di drenaggio dei petroli. Una problematica già scongiurata nella prima fase di intervento sulla Costa Concordia – quando i danni per l’ecosistema sono stati decisamente contenuti – ma che potrebbe ripresentarsi con prepotenza qualora si agisse con imperizia.

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