Ricerca, sviluppo ed economia verdi negli Usa di Obama

Ricerca, sviluppo ed economia verdi negli Usa di Obama

Quando Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, abbiamo apprezzato il fatto che finalmente si potesse prevedere una svolta davvero verde in politica ed economia americane. Allora ci si basava solo sulle parole elettorali del neo presidente, per capire e valutare il suo modo di rapportarsi alla questione climatica. Anche oggi parliamo solo di […]

Quando Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, abbiamo apprezzato il fatto che finalmente si potesse prevedere una svolta davvero verde in politica ed economia americane. Allora ci si basava solo sulle parole elettorali del neo presidente, per capire e valutare il suo modo di rapportarsi alla questione climatica.

Anche oggi parliamo solo di parole, e così sarà sempre fino al 20 gennaio prossimo, quando Obama diventerà presidente a tutti gli effetti e potremo valutarne i fatti. Nel frattempo però, dalla propaganda elettorale, iniziano a spuntare misure strategiche concrete con cui la nuova amministrazione dichiara di voler affrontare la crisi.

Nei giorni scorsi infatti il nuovo presidente ha comunicato alle radio americane quali saranno le linee guida del suo Economic Recovery Plan, lo speciale piano nazionale che per forza di cose l’America dovrà adottare per fronteggiare la crisi economica che l’ha colpita.

Dalle parole dello stesso Obama, e dall’attuale condizione lavorativa negli USA, si capisce che la prima emergenza che sarà affrontata è proprio la disoccupazione: quegli 1,2 milioni di nuovi disoccupati che l’America ha visto moltiplicarsi solo quest’anno, il cui numero potrebbe addirittura moltiplicarsi nei prossimi anni.

La ricetta che il nuovo governo intende mettere in atto per contrastare il fenomeno, è quella classica dell’interventismo statale nella realizzazione di opere e infrastrutture. Un processo di modernizzazione del paese, declinato nei termini necessari alla virata verde che ci auguravamo.

Non solo strade e ponti, ma anche e soprattutto nuovi centri di produzione energetica da fonti rinnovabili. Un sistema saggio di affrontare non solo la questione della disoccupazione, ma anche quella dell’approvvigionamento energetico, per rendere il paese più indipendente dalle forniture estere che specie negli ultimi anni hanno rappresentato per gli Stati Uniti un vero e proprio “cappio” politico economico.

Nuove “fattorie eoliche e parchi solari” (nelle parole di Obama), ma anche automobili più efficienti, nuove tecnologie per produrre energia alternativa che possano “liberarci dalla nostra dipendenza dal petrolio straniero e mantenere la nostra economia competitiva anche negli anni avvenire”. Una lettura del problema in grado di cogliere pienamente le potenzialità economiche di ricerca, sviluppo e applicazione di tecnologie verdi, e di capire le capacità redditizie di una vera Green Economy.

Una visione d’inseme, dove fronteggiare la crisi economica non significa penalizzare la lotta ai cambiamenti climatici, ma le due cose vanno di pari passo nella stessa direzione.

Nel frattempo, sempre parole, ma ancora con una base più che concreta, sono quelle scambiate in questi giorni tra Obama e Barroso, il presidente UE, che si sono trovati d’accordo sullo stringere nuove forme di cooperazione tra Usa ed Europa, non solo di tipo commerciale, ma anche su questioni globali, prima su tutte quella dei cambiamenti climatici.

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