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Nucleare: Repubblica Ceca punta sull’atomo e non crede a rinnovabili

Nucleare: Repubblica Ceca punta sull’atomo e non crede a rinnovabili

In Repubblica Ceca il governo punta ad aprire nuovi reattori, all'interno di un potenziamento del mix energetico del Paese.

Qual’è la ricetta migliore per il mix energetico nel Vecchio Continente? I Paesi dell’area sembrano dare risposte diverse. Se la Francia non ha messo in discussione il nucleare e si sta lanciano nel mondo delle rinnovabili con un po’ di ritardo, la Germania da un po’ sta facendo il percorso inverso. Accanto a questi giganti, ed all’Italia, abbiamo altri Paesi che guardano un po’ il trend per capire verso che direzione gettarsi.

In Repubblica Ceca, il governo sembra avere pochi dubbi: bisogna potenziare l’apparato nucleare del Paese. Per capire la situazione, va però fatta una premessa: al momento la vendita di energia verso la Germania rappresenta per i cechi una stabile e utile fonte di guadagno. Il Paese produce più di quanto non consumi ed esporta il 20% della propria energia. In questo senso, un lavoro fondamentale svolgono le due centrali atomiche attive sul territorio. La non lontana, in termini strategici, uscita dal nucleare da parte della Germania potrebbe aprire scenari ancora più interessanti.

I bisogni energetici del Paese sono però in aumento e, per il 2030, si rischia che la sovraproduzione si esaurisca impedendo il suddetto export. Aprire nuove centrali (o potenziare quelle esistenti) sembra per il governo, allora, l’unica via, dato che poca fiducia è risposta sulle rinnovabili (magari anche per le caratteristiche del territorio). In linea con questa opinione, il ministro per l’Industria Pavel Solc ha recentemente ribadito:

Non ci è possibile far fronte a ciò con le fonti rinnovabili o aumentando l’efficienza energetica. Per il 2030, il nostro potenziale di esportazione sarà completamente scomparso.

Eppure, le cose sembrano ancora più complesse di così. A fronte di un governo che spinge per nuove centrali, la CEZ (sorta di Enel ceca) prende tempo. Non è facile valutare la fattibilità degli investimenti. In gioco sarebbe la costruzione di un nuovo reattore nella centrale di Temelin.

I dubbi della CEZ sono presto detti: il sistema di produzione energetica si sta evolvendo rapidamente, con un calo importante dei prezzi. La competitività del nucleare a fronte delle rinnovabili o di altre tecnologie, per quanto controverse, come lo shale gas è dubbia. Soprattutto, il nucleare rappresenta al giorno d’oggi una tecnologia non più totalmente “aggiornata” ai bisogni attuali.

Manca soprattutto una certa elasticità. I moderni impianti a gas, per fare un esempio, possono funzionare variando la produzione in funzione dei bisogni. Una centrale nucleare deve andare al massimo e solo vendendo tutta l’energia prodotta in 50 anni può pensare di essere competitiva, visto i costi della messa in funzione.

Detto questo, l’impressione è che la CEZ accetterà di investire ancora nel nucleare soltanto se finanziata da aiuti statali ad hoc. La palla, allora, ripassa alla politica. Politica che non sembra interessata, a ben vedere, alle opinioni dei movimenti ecologisti che in tutta Europa stanno premendo perché il nucleare venga messo al bando.

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