Recovery Plan: le 10 sfide green per l’Italia post Covid

Recovery Plan: le 10 sfide green per l’Italia post Covid

Dieci sfide Green per il Recovery Plan da Legambiente e il Forum Disuguaglianze e Diversità: obiettivo stimolare lo sviluppo sostenibile italiano.

Il Recovery Plan come sfida da vincere sul fronte ambientale. Questo l’obiettivo fissato dalle associazioni ambientaliste, che vedono nel piano post Covid l’occasione per mettere in atto un reale Green Deal italiano. Un tema sostenuto anche da Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità in un decalogo rivolto direttamente al Governo Conte.

Nessuna corsa all’oro, ma un confronto diretto e ragionato per ottenere misure che guidino in maniera responsabile lo sviluppo sostenibile dell’Italia. Il Recovery Plan rappresenta un’occasione storica da non sprecare secondo Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente:

Le scelte green possono contribuire a definire il percorso di rilancio del Paese, non solo per le risorse che potranno mobilitare, circa 90 miliardi di euro complessivamente, ma soprattutto perché possono diventare una leva di innovazione dell’economia e di rigenerazione e rilancio dei territori, da coordinare con le altre politiche di finanziamento previste per rilanciare il sistema sanitario, per la digitalizzazione.

Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità:

Milioni di italiani stanno reagendo allo shock e alla caduta di domanda ridisegnando i loro piani di vita. Avviene prima di tutto dal lato della domanda, con cambiamenti nei modi di vita, di consumo e di lavoro. A questi cambiamenti provano ad adattarsi lavoratrici e lavoratori, imprenditrici e imprenditori, offrendo beni, servizi, tempo di lavoro. È uno di quei momenti dove le politiche devono e possono favorire l’adattamento, e facendolo possono accrescere a un tempo giustizia sociale e ambientale. Favorendo quelle produzioni verdi dove, ci dicono le analisi internazionali, l’Italia ha un vantaggio comparato.

Di seguito le 10 sfide Green lanciate da Legambiente e FDD per un Recovery Plan che guide davvero l’Italia un’economia più verde:

Recovery Plan, 10 sfide Green

Rinnovabili

  • Un salto di scala industriale, territoriale e comunitario per le fonti rinnovabili. Una nuova missione di strategia industriale basata su impianti eolici offshore e solari a terra in aree dismesse e comunità energetiche e autoproduzione da fonti rinnovabili. Per cui le riforme indispensabili sono la semplificazione delle procedure e l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili nella produzione e consumo di energia.

Recovery Plan ed efficienza energetica

  • Dimezzare i consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato. Con la proroga del superbonus al 2025 con revisione dei criteri in modo da spingere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili in sostituzione de gli impianti a gas e l’introduzione di un fondo per l’accesso al credito da parte delle famiglie per gli interventi di efficienza energetica. Le riforme indispensabili sono l’accelerazione e programmazione degli interventi di efficienza energetica sul patrimonio edilizio pubblico di scuole, ospedali, uffici pubblici, edilizia sociale; la semplificazione degli interventi di riqualificazione energetica e sostituzione di edifici con prestazioni di Classe A.

Transizione energetica

  • Innovazione e giusta transizione nei territori della rivoluzione industriale. Con le prossime chiusure di numerose centrali a carbone e olio combustibile e di tante imprese che dovranno ripensare le produzioni industriali in un contesto di forte innovazione, occorrerà aiutare la riconversione del sistema e creare opportunità di riqualificazione e rilancio delle attività. Le missioni strategiche sono finanziare con le risorse del Just transition fund gli interventi di rigenerazione ambientale e rilancio economico, culturale e industriale delle aree della transizione energetica e della dismissione produttiva. Fare di Taranto e Brindisi il distretto dell’innovazione industriale green.

Recovery Plan ed economia circolare

  • Accelerare l’economia circolare rafforzando le filiere territoriali. Occorre completare l’impiantistica per chiudere il ciclo della materia e accelerare la creazione di un mercato delle materie prime seconde e di materiali provenienti da recupero e riuso. Le missioni strategiche sono applicare i criteri del green public procurement a tutte le procedure di acquisto di beni e servizi, lavori pubblici; accelerare la realizzazione di impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Le riforme indispensabili sono semplificare la normativa end of west per la cessazione della qualifica di rifiuto; rivedere la fiscalità per spingere l’economica circolare.

Transizione industriale Green

  • Accelerare la transizione industriale green. Attraverso la definizione di una strategia nazionale per gli investimenti nei settori industriali strategici della decarbonizzazione su cui convogliare le risorse del recovery plan con priorità a automotive, batterie, idrogeno verde, elettrificazione e digitalizzazione dei porti e del trasporto pubblico locale. Anche attraverso il prolungamento degli incentivi Industria 4.0 al 2025 allargandoli agli interventi green.

Recovery Plan, mobilità sostenibile

  • Ridurre il gap nell’accesso alla mobilità sostenibile tra i territori e nelle periferie. Creare opportunità per i territori e le periferie ignorati dalle politiche ordinarie. Le missioni strategiche su cui impegnare le risorse sono completare l’elettrificazione delle linee ferroviarie e l’installazione del sistema di controllo e sicurezza al Sud, nelle isole, nelle linee nazionali e regionali ancora sprovviste; acquistare treni con standard ad alta velocità al sud e lanciare una gara per aumentare l’offerta di servizio; realizzare un progetto di rilancio delle infrastrutture di mobilità sostenibile nelle aree urbane italiane. L’obiettivo deve essere di realizzare entro il 2030 almeno 200km metro, 250 km di tram, 5.000 km di percorsi ciclabili. Le riforme indispensabili sono una più forte regia delle scelte infrastrutturali e di servizio; la revisione della tassazione sui combustibili per renderla proporzionale alle emissioni e eliminare i sussidi all’olio di palma.

Aree urbane

  • >Rigenerazione delle aree urbane. Attraverso politiche che affrontino finalmente la situazione delle periferie, riqualifichino gli spazi pubblici e la mobilità, riducano i problemi di accesso alla casa e di degrado del patrimonio edilizio esistente. Le riforme indispensabili sono la semplificazione degli interventi di rigenerazione urbane e una regia nazionale e coordinamento delle politiche di supporto agli Enti Locali nella progettazione, finanziamento, attuazione e monitoraggio degli interventi.

Divari digitali

  • Ridurre i ritardi e i divari digitali. L’accesso alla connettività è un diritto da garantire a tutti i cittadini e per questo è fondamentale accelerare i lavori per la banda ultralarga, investire in infrastrutture di cloud computing e intelligenza artificiale, realizzare nelle città metropolitane piattaforme digitali pubbliche a servizio delle politiche di mobilità e di adattamento ai cambiamenti climatici, accelerare nel dispiegamento del 5G garantendo informazione ai cittadini e applicazione di standard di esposizione a tutela della salute e la definizione di regolamenti comunali per localizzare le stazioni radio base.

Clima e rischio idrogeologico

  • Sicurezza e adattamento al clima dei territori. Nel territorio italiano stanno accelerando i fenomeni meteorologici estremi che provocano danni nei territori e vittime. Dal 2010 vi sono stati quasi 600 eventi che hanno provocato danni rilevanti in 350 Comuni. Le missioni strategiche sono finanziare piani e interventi di adattamento climatico nelle aree urbane a maggior rischio; rafforzare le attività di monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici. Le riforme indispensabili sono l’approvazione del piano nazionale di adattamento al clima, in cui definire le priorità di intervento nelle città e nei territori; la revisione della normativa di tutela del territorio e rafforzare i controlli, per scongiurare la costruzione nei territori a rischio idrogeologico.

Modello agroecologico

  • Rafforzare il modello agroecologico. La lotta ai cambiamenti climatici passa per il rafforzamento e la corretta gestione del patrimonio forestale e nella direzione di un modello agricolo che contribuisca alla riduzione degli impatti climalteranti, alla valorizzazione del biologico e alla qualificazione dell’agricoltura integrata, promuovendo l’economia circolare e l’utilizzo di materiali riutilizzabili, riciclabili e compostabili, fino al profilo etico del lavoro in agricoltura e alla lotta all’uso dei fitofarmaci illegali. Occorre per questo indirizzare le risorse europee verso l’agroecologia, e rafforzare la gestione sostenibile dei boschi attraverso politiche di vantaggio per la certificazione delle filiere locali di produzione di legna per l’arredo e le costruzioni, per il pellet da biomasse. Le riforme indispensabili sono l’approvazione della Legge sull’agricoltura biologica e revisione delle priorità della Politica Agricola Comune. Questa deve superare la logica dei finanziamenti a pioggia e per ettaro e divenire sempre di più un punto di riferimento per chi pratica agricoltura sostenibile. Inoltre deve aumentare i controlli sul caporalato e lo sfruttamento dei braccianti in agricoltura, realizzazione di strutture per l’ospitalità dei lavoratori stagionali.

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