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Radioattività: 14.000 morti negli Stati Uniti a causa di Fukushima

Radioattività: 14.000 morti negli Stati Uniti a causa di Fukushima

Secondo due ecologisti indipendenti, l'incidente nucleare di marzo avrebbe causato un'aumento della mortalità negli USA, uccidendo 14.000 persone

Sarebbero almeno 14.000 i cittadini americani morti per l’aumento di radioattività riconducibile all’incidente nucleare di Fukushima. La stima è stata diffusa da un gruppo di ambientalisti indipendenti, che contestano i dati forniti dall’EPA, l’associazione di protezione ambientale degli Stati Uniti.

Qualche settimana dopo l’incidente al reattore, la stessa EPA aveva rilevato nell’aria, nell’acqua e nel latte americano tracce di isotopi radioattivi simili a quelli presenti a Fukushima, ma i livelli di contaminazione, secondo l’agenzia, erano troppo deboli per destare preoccupazione per la salute umana.

Un’opinione non condivisa da Janette Sherman e Giuseppe Mangano, due attivisti indipendenti che ipotizzano migliaia di morti in territorio USA legate all’incidente della centrale Fukushima Daiichi. La coppia sostiene, in particolare, che nelle 14 settimane successive all’arrivo del follow-up radioattivo il tasso di mortalità negli Stati Uniti è risultato superiore del 4,46% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Confrontando le loro stime con quelle dei Centers for Disease Control and Prevention, in effetti, i conti tornano abbastanza, anche se è difficile dimostrare che la 14.000 morti in più siano effettivamente legate al disastro nucleare avvenuto in Giappone.

Mangano e Sherman, però, ne sono convinti, anche se circa 10.000 di questo decessi si sono verificati dopo la prima settimana di giugno, quando cioè erano già trascorsi circa 3 mesi dal danneggiamento dell’impianto di Fukushima. In attesa di fornire delle prove certe della loro affermazione, i due attivisti hanno comunque gettato nuove ombre sul recente e controverso annuncio del governo giapponese, secondo il quale i reattori danneggiati sarebbero ormai in stato di “cold shutdown” (arresto a freddo), e quindi sotto controllo.

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