Quarto Conto Energia, un affare da 21 miliardi

Quarto Conto Energia, un affare da 21 miliardi

Il Quarto Conto Energia continua a subire ritardi, mentre un recente studio conferma anche in Italia le fonti energetiche rinnovabili come un settore importante

Quando si parla di fonti rinnovabili in questi giorni non si può non parlare del Quarto Conto Energia. Il motivo è semplice: questo provvedimento, i cui primi passi sono stati piuttosto incerti, dovrà decidere buona parte del futuro della green energy italiana. Mentre ritardi si sommano ad altri ritardi, alimentati addirittura da uno scontro tra gli stessi ministri Romani e Prestigiacomo, sono in molti ad attendere un orizzonte più sereno. Si parla non solo delle aziende che hanno scommesso sulle rinnovabili, ma anche degli investitori esteri pronti a riversare i propri capitali sulle nostre imprese.

Secondo il Rapporto Energie Rinnovabili del Sole 24 Ore stiamo parlando di cifre che nel 2010 hanno sfiorato i 21 miliardi di euro, divisi in 7,2 per quanto riguarda il comparto elettricità e incentivi (certificati verdi e tariffa feed-in) e 13,7 per la costruzione di nuovi impianti di produzione energetica.

Come ci spiega Marco Andreassi, partner e vice president di A.T. Kearney Italia:

La parte del leone tra le fonti verdi la recita il fotovoltaico (11 mld), seguito dall’idroelettrico (4,5 mld), dall’eolico (2,6 mld), dalle biomasse (1,8 mld) e infine dal geotermico (500 mln).

Dati resi ancora più significativi se si pensa che gli introiti provenienti dagli incentivi (circa 3,4 mld), stando alle dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Autorità all’Energia Guido Bortoni, sono stati completamente reinvestiti per un volume d’affari generato di oltre 17 miliardi. Altro aspetto da non sottovalutare è la stima della società di consulenza strategica McKinsey, secondo la quale le energie rinnovabili in Italia inciderebbero sul totale energetico per il 26%. Da domani al SolarExpo di Verona si dovrà parlare anche di questo, con il ministro Romani chiamato a convincere che si può ancor scommettere sulle fonti energetiche rinnovabili italiane.

Un compito non facile, considerando il panorama che si presenta ora agli investitori esteri: un quadro normativo instabile e un’ulteriore incertezza alimentata dal taglio agli incentivi. Il rischio è di farci preferire paesi come la Romania e soprattutto la Turchia, di cui viene apprezzata proprio la nuova stabilità normativa del settore.

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