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Qualità dell’aria in casa e smart working: i rischi per la salute

Qualità dell’aria in casa e smart working: i rischi per la salute

L'aria in casa può essere inquinata fino a 5 volte più di quella esterna: quali sono i rischi per la salute e cosa fare per evitarli.

Molti italiani sono costretti a ricorrere allo smart working a causa del Coronavirus. Il trascorrere molto più tempo del solito all’interno delle mura domestiche riapre la discussione intorno alla qualità dell’aria in casa. Un aspetto che se trascurato può tradursi in diverse patologie, non soltanto favorire l’infezione Covid-19.

Non soltanto Coronavirus. Come ha dichiarato al Sole24Ore il Prof. Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale, diversi sono i rischi per la salute collegati a una bassa qualità dell’aria domestica:

A prescindere dal coronavirus avere un’aria pulita negli ambienti confinanti è buona cosa perché riduce il rischio di patologie dovute a inquinanti che portiamo da fuori o produciamo noi stessi. Per esempio: particolato atomosferico, radon, spore, muffe, cov (composti organici volatili come la formaldeide, il fumo di sigaretta o gli elementi liberati dai prodotti per la pulizia o cosmetici, ndr), e ovviamente batteri e virus.

Favorire un ricambio regolare dell’aria domestica aiuta a ridurre i livelli di smog “indoor”, che come ricorda Miani raggiungono livelli pari a 5 volte quelli esterni. Sì quindi all’apertura delle finestre per un ricircolo dell’aria, a piante “mangia smog” e ai sistemi di purificazione. Come conclude l’esperto:

Tenere l’aria pulita evita il più possibile l’insorgenza di patologie di tipo respiratorio che rendono più facile l’aggressione da parte di un virus.

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