Quali sono i veri costi del nucleare?

Quali sono i veri costi del nucleare?

Costi del nucleare: posizioni favorevoli e contrarie a confronto. Problema dei costi di fine esercizio, potenzialmente davvero ingenti

Il giorno del referendum si fa sempre più prossimo e, mentre infuria il fronte del SÌ, tutto tace sul fronte del NO – qualsiasi sia il quesito preso in esame. Infatti, secondo una stortura democratica tutta italiana, i pro-nuclearisti e i fautori dell’acqua privatizzata tacciono auspicando il non raggiungimento del quorum.

Tra le eccezioni, vi segnaliamo quest’articolo de L’Occidentale, dove tra le altre cose leggiamo:

Ambrosetti European House ha stimato che in uno scenario senza il nucleare i costi di produzione di elettricità sarebbero almeno 60 miliardi di Euro piu’ alti nel periodo 2020-2030 (circa 6 miliardi l’anno). Nel 2030 emissioni di CO2 sarebbero almeno 20% piu’ alte, mettendo a serio rischio l’obiettivo di ridurre emissioni di CO2 nel 2050 del 60% rispetto al 1990 (l’obiettivo informale dei paesi europei).

Tali costi e rischi non sono da sottovalutare. A sangue freddo e con un’adeguata, onesta e razionale riflessione la scelta sarebbe ovvia, o perlomeno, diventerebbe difficile rifiutare il nucleare a priori.

Come si noterà, la vera pietra angolare di queste argomentazioni è la pretesa economicità dell’opzione nucleare. Su questo argomento abbiamo però l’impressione che i più facciano sempre male i conti. Si considerano, infatti, di solito i costi di costruzione e di esercizio e si calcolano in quanti anni verranno coperti e quanta energia in più verrà prodotta in quelli successivi. Peccato che le centrali nucleari chiedano costi abnormi anche a fine attività. Un esempio, un altro articolo recente, stavolta del Corriere del Mezzogiorno, parla dei costi per lo smantellamento della centrale di Garigliano: 450 milioni di euro (ed altri 10 anni di lavoro).

Ed il problema è che, a nostro parere, queste non sono che stime. Si tratta di cifre tutt’altro che irrisorie che cambiano abbastanza le carte in tavola, pur se apparentemente “minori”, confrontate ai prezzi di inizio esercizio. Secondo quando leggiamo

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