Protocollo Kyoto: primo via libera UE a nuovi limiti emissioni al 2020

Protocollo Kyoto: primo via libera UE a nuovi limiti emissioni al 2020

Fonte immagine: Wkimedia

Una proposta già accolta in Europa con il pacchetto Clima-energia, che servirà a sveltire l’iter dell'emendamento di Doha e i negoziati del futuro accordo.

Via libera dal Parlamento europeo all’emendamento di Doha la proposta che prolunga gli impegni presi con il Protocollo di Kyoto. Con 60 voti favorevoli e 3 contrari, la Commissione ambiente ha approvato il testo che fissa una riduzione del 20% della CO2 entro il 2020, quota già fissata in Europa con il pacchetto Clima-energia.

La proposta fa riferimento al secondo periodo di impegno dei vari Paesi nella riduzione delle emissioni, dopo quello degli anni 2008-2012, fissati con il Protocollo di Kyoto. L’obiettivo è garantire una continuità al lavoro svolto fin ora, coprendo il gap che si verificherà prima entri il vigore il prossimo accordo, attualmente in fase di negoziazione.

Concordato alla conferenza sul clima di Doha a dicembre del 2012, l’emendamento che fissa gli obiettivi per il periodo 2013-2020 sarà ora sottoposto alla plenaria di giugno, per poi essere ratificato dal Consiglio Ue e dagli Stati membri. Elisabetta Gardini, europarlamentare del PPE e relatrice del rapporto che accompagnava l’emendamento, ha spiegato:

Si tratta di un passo importante prima di Parigi dove sarà essenziale raggiungere un accordo globale, firmato da tutti i principali emettitori. Se questo non avverrà, tutti gli sforzi fatti dall’Europa saranno stati un sacrificio inutile.

Un impegno già sottoscritto in Europa, ma che servirà a dare un segnale che potrebbe sollecitare l’iter dell’emendamento. Il Parlamento europeo imporrà inoltre a breve dei limiti anche alle emissioni degli impianti di combustione fra 1 e 50 MW, come gli impianti di riscaldamento per grandi edifici o condomini, oppure piccole industrie.

Si tratta di impianti di medie dimensioni che non rientrano nelle normative sull’ecodesign o sulle emissioni industriali, restando di fatto in una sorta di vuoto. Secondo i dati UE sono almeno 143mila gli impianti di questo tipo ancora sprovvisti di regole e limiti sulle emissioni nocive.

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