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Prodotti fur-free, nell’UE tracciabilità obbligatoria dal 2012

Prodotti fur-free, nell’UE tracciabilità obbligatoria dal 2012

Nell'Unione Europea dal 2012 sarà obbligatorio inserire un'etichettatura che attesti l'eventuale presenza di componenti animali nel capo d'abbigliamento

Obbligatoria la tracciabilità dei prodotti tessili realizzati con parti animali. Una direttiva dell’Unione Europea obbligherà a segnalare con un’apposita targhetta l’eventuale presenza di parti “non tessili di origine animale”. Una vittoria per il fronte animalista, che ottiene un primo traguardo in attesa di arrivare al tanto sperato obbligo di segnalazione dei prodotti cosmetici e farmaceutici “cruelty-free“.

Il provvedimento sarà in vigore dal prossimo 8 maggio, dopo quella data non potranno essere immessi sul mercato capi d’abbigliamento che non riportino espressamente indicata l’eventuale componente “animale”. Per quegli indumenti che siano stati invece avviati alle vendite in precedenza, il termine ultimo per il loro ritiro dal commercio è fissato per il 9 novembre 2014.

Soddisfazione espressa da Simone Pavesi, responsabile per la LAV della campagna anti-pellicce:

Ad oggi, i consumatori italiani ed europei leggendo l’etichetta non sono in grado di riconoscere se un prodotto tessile è confezionato con pelliccia animale, ma grazie al nuovo provvedimento comunitario, potranno essere consapevoli di cosa stanno acquistando e orientarsi senza errore verso prodotti fur-free, evitando di contribuire alla sofferenza e all’uccisione di animali.


Lo stesso Pavesi conclude poi sottolineando il contributo dato dalla LAV insieme con le altre associazioni facenti parte della coalizione internazionale Fur Free Alliance:

L’etichettatura obbligatoria delle pellicce è uno strumento importante per assicurare la trasparenza nel mercato e per non ingannare i consumatori -aggiunge poi Pavesi- E’ un traguardo cui ha contribuito la LAV, con le altre associazioni animaliste della coalizione internazionale Fur Free Alliance, proponendo specifici emendamenti mentre il nuovo Regolamento era in discussione presso la Commissione Ue per il Mercato Interno e la Tutela del Consumatore.

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