Le poltrona di Greta Thunberg e il nostro mondo piccolo piccolo

Le poltrona di Greta Thunberg e il nostro mondo piccolo piccolo

Fonte immagine: Instagram

La macchina del fango colpisce la giovane attivista: stavolta si parla di una sedia nel salotto svedese della famiglia di Greta.

Mentre lei arrivava a Lisbona, chiudendo la sua seconda traversata dell’oceano Atlantico della sua vita e diretta a Madrid, dove si è aperta la Cop25, in rete non si trovava nulla di meglio che attaccarsi a una poltrona. Ma non nel senso di non volersela tenere il più a lungo possibile, come capita ai politici di tutto il mondo. No. Si tratta al contrario di una poltrona immortalata in una fotografia pubblicata sul sito del quotidiano spagnolo El Mundo a corredo di un articolo sulla giovane attivista svedese. In quello scatto, che risale all’aprile 2018 quindi in qualche maniera prima della “crociata verde” lanciata dalla 17enne, Greta Thunberg è seduta con la mamma, la cantante Malena Ernman, su una sedia gialla e, dietro, presumibilmente nel salotto di casa a Stoccolma, si scorge un’altra bella poltrona. Per alcuni un’inquinantissima Eames Lounge Chair in pelle dal costo di migliaia di euro.

Non si capisce se sia una bufala o meno scatenata dall’esercito di hater e disinformatori di professione. Open ha fornito una ricostruzione precisa delle due poltrone presenti nella foto: a cercare bene parrebbe che siano entrambe molto costose, e questo non è un tema di cui discutere visto che le finanze di famiglia sembrano più che fiorenti, ma che mentre la seconda è in tela la prima sia più simile alla versione originale in pelle che a una qualche copia economica in ecopelle sintetica.

La questione, onestamente, conta poco. Forse nulla. Perfino se si trattasse, come parrebbe, di una vera Eames da migliaia di euro e foderata nella poco etica pelle. L’importante è ricominciare ad avvelenare il dibattito, proprio nei giorni in cui Thunberg tornerà protagonista con i suoi interventi al summit di Madrid dopo un paio di settimane di (quasi) black-out obbligato vista la lunga navigazione sul catamarano La Vagabonde.

Si tratta dunque della solita non notizia, della quale non sarebbe forse neanche il caso di parlare. Anzitutto perché, se è vero che una bufala è rappresentata anche da un contenuto riproposto fuori contesto e in momenti differenti, allora pure quella in fondo lo è: si tratta infatti di una foto scattata prima che Greta diventasse Greta, per così dire, cioè in occasione di un servizio legato alle attività della madre, ben più popolare della figlia prima dell’estate 2018. Insomma, una polpetta avvelenata gettata nel fango a tempo dovuto e che testimonia con chirurgica precisione la capacità dei network di disinformazione di nutrirsi di qualsiasi elemento a propria disposizione e, con tempismo strategico, confezionare falsità in piena regola oppure, come in questo caso, strumentalizzare ai limiti del surreale qualsiasi elemento di realtà capiti a propria disposizione. Solito copione che vediamo al lavoro da anni.

Greta Thunberg e la poltrona
Fonte: Keystone SDA

Come abbiamo spiegato più volte, Greta Thunberg ce le ha tutte, per funzionare da bersaglio ideale dei detrattori misogini, xenofobi e negazionisti climatici di mezzo mondo: donna, giovane, portatrice di scelte radicali ai limiti della provocazione, affetta da sindrome di Asperger e ciononostante protagonista sui palchi più importanti dedicati alla lotta contro il riscaldamento globale. Non stupisce, insomma, che anche una stupida foto sul sito di una testata spagnola, e un ancora più un costoso pezzo d’arredamento in pelle – cosa dovrebbero fare mamma Malena e papà Svante, buttarlo e creare un rifiuto in più? – possano trasformarsi in un tentativo di screditarne la testimonianza. Pensate allo sforzo e alla fatica di una vita simile, sottoposta a questo tipo di pressioni: non credo nessuno possa cercarsela né costruirsela, se non ci creda davvero fino in fondo.

Non stupisce, dunque, ma c’è da aggiungere un altro elemento. Forse queste tattiche meschine cominciano a esaurire la propria carica virale, il proprio effetto, anche di fronte ai dati di realtà, sempre più allarmanti. Thunberg è un’alfiera, un’annunciatrice dei rischi e del baratro verso cui stiamo finendo, il suo ruolo supera la sua stessa persona (figuriamoci una poltrona di casa) motivo per cui attaccarla non fa che definire e restringere il valore di chi lo fa, nient’altro. Incalzarla pretendendo dalla sua esistenza coerenza assoluta, tallonando foto e video presenti e passate alla ricerca di qualche umana contraddizione in un mondo di certo non progettato per impattare poco, dimostra tutta la nostra piccolezza. Di più, il nostro autolesionismo: invece di indagare sui fronti inquinanti più gravi, sugli aspetti più controversi delle politiche dei diversi governi, di protestare al nostro comune per l’ennesimo abuso fioccato su terreni non edificabili o per qualche altra porcheria, insomma invece di pensare alla nostra esistenza quotidiana, facciamo le pulci a un’adolescente che ha avuto niente più che il merito di dare voce a una generazione. Una generazione che per la prima volta ha paura del futuro.

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