Pneumatici Fuori Uso: traffico illegale, i dati dell’Osservatorio

Pneumatici Fuori Uso: traffico illegale, i dati dell’Osservatorio

Presentati oggi i dati 2019 sul traffico illegale di Pneumatici Fuori Uso, evasione Iva pari a circa 80 milioni di euro.

Un’eccellenza minacciata dall’illegalità. La raccolta dei PFU in Italia è all’avanguardia in Europa, ma rischia di vedere compromessa tale reputazione dall’immissione non autorizzata di oltre 30mila tonnellate di pneumatici ogni anno e dalla piaga dell’abbandono nell’ambiente delle coperture a fine uso (costo per lo Stato di circa 80 milioni di euro derivante dall’evasione dell’Iva). Il rapporto è stato presentato oggi a Roma dall’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia e dalla piattaforma “CambioPulito”, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Intitolato “I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia”, il rapporto spiega inoltre come ogni anno vengano recuperate da gommisti, autofficine e stazioni di servizio circa 380mila tonnellate di PFU. Il progetto CambioPulito è stato promosso dai Consorzi per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) Ecopneus, EcoTyre e Greentire e dalle associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma.

Attraverso le segnalazioni raccolte, gestite dagli avvocati dei Centri di Azione Giuridica (CeAG) di Legambiente, i Carabinieri hanno verificato 136 aziende (il 35% sanzionato dopo i controlli), mentre l’Autorità Garante del Mercato e della Concorrenza ha provveduto alla segnalazione di 14 siti internet (5 italiani, 9 esteri).

Sono solo alcuni degli interventi operati lo scorso anno, che hanno portato nel complesso a 361 segnalazioni di illeciti registrate, 301 società citate, 136 operatori denunciati, 8 esposti alle Forze dell’Ordine. Come ha spiegato Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio:

Dal 2011, grazie al decreto del Ministero dell’Ambiente che ha introdotto il nuovo sistema di raccolta e gestione dei PFU, fondato sul contributo ambientale e la responsabilità dei produttori, l’Italia si è lasciata definitivamente alle spalle una situazione fatta di abbandoni sistematici di PFU, con gravi rischi ambientali, testimoniati dai cosiddetti stock storici di questi rifiuti ormai svuotati.

Non solo: il nostro Paese può contare oggi, anche per questa filiera dell’economia circolare, su un sistema di eccellenza in Europa e non può permettersi che questo patrimonio, attraverso cui si generano risorse economiche e posti di lavoro nelle filiere dell’economia circolare, con importanti benefici ambientali, sia compromesso da chi opera nell’illegalità. Per questa ragione è importante che realtà diverse tra di loro, da Legambiente ai principali consorzi di gestione dei PFU fino alle associazioni di categoria, abbiamo deciso di condividere un impegno concreto a tutela della grande maggioranza di operatori onesti, che sono i primi a subire le conseguenze sul mercato di chi accumula profitti illegalmente.

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