Plastica: riciclabile quella ingerita dagli animali

Plastica: riciclabile quella ingerita dagli animali

Fonte immagine: Pixabay

Plastica, la maggior parte dei frammenti ingeriti dagli animali si sarebbe potuta riciclare: lo rivela una nuova analisi condotta negli USA.

La gran parte della plastica ingerita dagli animali si sarebbe potuta riciclare, evitando così di inquinare l’ambiente. È quanto emerge da un nuovo progetto avviato negli Stati Uniti, attraverso l’analisi del rigurgito di molte specie marine o dei detriti rinvenuti negli stomaci di esemplari purtroppo deceduti. La maggior parte dei frammenti esaminati è infatti riutilizzabile più volte, come nel caso del PET.

Lo studio evidenzia non solo la necessità di sistemi efficienti di raccolta della plastica, affinché non finisca in mari e oceani, ma anche quanto un gesto semplice come la raccolta differenziata possa avere effetti benefici di lungo termine sull’ambiente.

Plastica e animali: un problema diffuso

Ogni anno, dai 4.8 ai 12.7 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Una porzione rilevante di questi rifiuti viene ingerita dagli animali marini, poiché scambiata per gustose prede. È il caso dei grandi cetacei, ma anche di delfini, tartarughe e uccelli. Recenti analisi hanno dimostrato che la contaminazione da microplastiche è talmente diffusa che frammenti sono presenti anche in esemplari di piccolissime dimensioni, come amebe e altre forme di vita molto semplici.

L’idea di studiare la composizione della plastica ingerita è nata da Anna Robuck, dottoranda presso la Graduate School of Oceanography dell’Università del Rodhe Island. La ricercatrice ha iniziato a esaminare i più diffusi contaminanti chimici presenti nelle acque marine, verificando anche 401 uccelli rinvenuti senza vita e recuperati dal Northeast Fisheries Observer Program.

Tutti gli uccelli che ho analizzato presentavano plastica nei loro stomaci.

Dai dati raccolti, la contaminazione riguarda il 98% degli esemplari giovani e il 60% degli adulti. In media, circa 8 pezzi di plastica su 10 rimangono intrappolati nel ventriglio degli uccelli e nella maggior parte dei casi si tratta di microplastiche delle dimensioni di un’unghia. Tali frammenti provocano ferite e bloccano la normale discesa del cibo verso lo stomaco, causando la morte degli animali.

Plastica riciclabile

La ricercatrice ha quindi contattato Christy Hudak, del Center for Coastal Studies di Provincetown, esperta nell’analizzare la composizione della plastica ingerita negli animali. Hudak ha analizzato ben 1.600 frammenti di rifiuti raccolti da Robuck, confermando come la maggior parte sia costituita da plastica riciclabile:

La maggior parte è polietilene, la plastica usata per le bottiglie di shampoo o i contenitori di cibo. Ciò che è interessante è come tutti di tutti i frammenti analizzati – più di mille – il 96% si sarebbe potuto riciclare.

In altre parole, se questi materiali fossero stati smaltiti correttamente e riutilizzati per la produzione di nuovi oggetti, non sarebbero probabilmente mai giunti negli oceani e non avrebbero alterato la catena alimentare degli animali. La ricerca, in altre parole, conferma quanto piccoli comportamenti umani quotidiani – come la raccolta differenziata – possano avere grandi effetti sulla protezione dell’ambiente.

Fonte: WBUR

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