Plastica nei fiumi, dighe galleggianti per catturarla

Plastica nei fiumi, dighe galleggianti per catturarla

Fonte immagine: Pixabay

Per salvare i fiumi dalle tonnellate di plastica che finiscono in mare, un progetto pilota impiega tecniche innovative sul fiume Po: i dettagli.

Inaugurato a Ferrara il progetto “Il Po d’Amare“, che cerca di porre un rimedio all’inquinamento marino dovuto alle tonnellate di plastica che finiscono ogni giorno solo nel Mediterraneo. Il progetto pilota impiegherà tecniche innovative per il contenimento e la raccolta della plastica nei fiumi, cosicché non possa arrivare a mare: barriere e imbarcazioni a pescaggio ridotto, che galleggeranno sulle acque.

L’80% dei rifiuti di plastica arriva in mare proprio dai fiumi, oltre che dagli scarichi urbani, e il fiume Po, il fiume italiano più lungo in assoluto – con i suoi 652 km che toccano ben 4 Regioni d’Italia – rappresenta il canale principale del materiale plastico che finisce nell’Adriatico. Così, per cercare di combattere questo fenomeno dannoso per l’ambiente intero, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla e Castalia hanno dato il via a questa iniziativa.

Lo scopo è quello di intercettare la plastica che naviga nelle acque, raccoglierla e destinarla al trattamento e al riciclo. Per riuscire nell’impresa, si utilizzerà il “Seasweeper” di Castalia, ovvero un sistema di barriere e imbarcazioni a pescaggio ridotto: dighe galleggianti, che non interferiscono né con la flora né con la fauna dato che la raccolta viene effettuata solo nella parte superficiale delle acque.

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