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Plastica in mare: sta uccidendo migliaia di squali e di mante

Plastica in mare: sta uccidendo migliaia di squali e di mante

Fonte immagine: Pixabay

L'inquinamento da plastica presente in mare sta minacciando la sopravvivenza di squali e mante: ne morirebbero a migliaia ogni anno.

Non solo tartarughe, delfini e grandi cetacei: la plastica in mare sta minacciando anche la sopravvivenza di squali, razze e mante. È quanto riporta uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Endangered Species Reports, condotta da un team di ricercatori provenienti dell’Università di Exeter. Sarebbero migliaia i casi registrati ogni anno, di cui 1.000 documentati all’interno dello studio.

Per il loro studio, i ricercatori si sono avvalsi dei social media, in particolare la piattaforma Twitter. Gli esperti hanno infatti passato al setaccio le condivisioni, trovando più di 1.000 testimonianze – di cui è stata verificata l’affidabilità – relative a squali e mante minacciati dalla plastica. In particolare, si registrano esemplari incastrati in reti e rifiuti, molti dei quali attorcigliati attorno al loro corpo, tale da rendere impossibile sia l’alimentazione che nuotare nelle acque.

Sebbene la possibilità di rimanere intrappolati in rifiuti di plastica sia in aumento, al momento la maggiore minaccia per mante e squali rimane la pesca commerciale, in particolare con le reti a strascico: migliaia di esemplari ogni anno muoiono poiché catturati – per sbaglio o volontariamente – dai pescherecci.

Sul fronte della plastica, l’aggrovigliamento tra i rifiuti rappresenta i tre quarti dei casi, segue quindi il packaging in polipropilene, responsabile dell’11% delle morti di questi animali. Non mancano però polistirolo, pneumatici di auto o di camion, bottiglie e molto altro ancora. Così spiega Kristan Parton, a capo dello studio:

Uno degli esempli dello studio è uno squalo mako, con lenza da pesca arrotolata in modo stretto attorno al suo corpo. Lo squalo ha continuato a crescere nonostante il cavo attorcigliato: la lenza è penetrata nella pelle e ha danneggiato la colonna spinale.

Gli esemplari più colpiti sono quelli che effettuano grandi migrazioni, poiché per loro è molto più probabile entrare in contatto con i rifiuti presenti negli oceani, soprattutto attraversando le zone dove sono presenti vere e proprie “isole di plastica”, trascinate dalle correnti.

Fonte: New Atlas

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