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Plastica in mare: contaminazione chimica per gli uccelli

Plastica in mare: contaminazione chimica per gli uccelli

Fonte immagine: Pixabay

Uccelli marini sempre più contaminati da sostanze chimiche rilasciate dalla plastica, abbandonata sulle coste e nei mari: lo studio.

Non è di certo un segreto: la plastica dispersa in mare rappresenta una delle principali minacce alla sopravvivenza di numerose specie acquatiche. Cetacei e tartarughe, ad esempio, ne ingoiano grandi quantità scambiando i rifiuti per prede, mentre i delfini spesso rimangono incagliati in reti subacquee, fino a incontrare la morte. Vi è però un altro effetto meno noto della plastica sugli animali che vivono lungo le coste di mari e oceani: la contaminazione dell’organismo con composti di origine chimica. È quello che emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, nel dimostrare come molte sostanze liberate dalla plastica si accumulino nei tessuti degli uccelli.

Lo studio, condotto dall’Università di Hokkaido e presentato in questi giorni da BBC, svela come le principali specie di uccelli marini – dai gabbiani agli albatross, passando per la sula piedirossi – siano affette da contaminazioni chimiche dovute alla plastica. I ricercatori hanno infatti rilevato in questi animali livelli di sostanze pericolose, come le diossine o additivi, di centinaia di volte superiori rispetto al normale. Le maggiori concentrazioni si rinvenirebbero soprattutto nel fegato dei volatili, ma anche nei loro tessuti adiposi.

La causa principale della contaminazione sarebbe l’ingestione di microplastiche, spesso scambiate da questi uccelli per insetti o piccoli pesci:

Questi risultati forniscono una diretta conferma dell’esposizione degli uccelli marini agli additivi della plastica e sottolinea il ruolo dell’ingestione di frammenti come fonte di contaminazione chimica.

I dati sono ancora più preoccupanti se si considera come, da recenti stime, entro il 2050 circa il 99% degli uccelli marini avrà ingerito frammenti di plastica. Un problema da non sottovalutare, non solo poiché potrebbe portare al veloce decadimento di specie rare, ma anche perché potrebbe coinvolgere tutta la catena alimentare.

Fonte: BBC

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