Plastica: il PET può avere infinite vite grazie a Ferrarelle

Plastica: il PET può avere infinite vite grazie a Ferrarelle

Ferrarelle nel suo stabilimento di Presenzano ha messo in campo un sistema di recupero efficace del PET delle proprie bottiglie, un modo virtuoso di dare soluzione al problema della plastica.

La plastica da simbolo di innovazione si è trasformata in un enorme problema. Il plastic free, che ormai è sulla bocca di tutti, è però difficilmente realizzabile nell’immediato, perché se rinunciassimo in toto all’utilizzo della plastica saremmo condannati a un significativo arretramento industriale che coinvolge i processi di molti settori merceologici, dal farmaceutico, ai trasporti fino all’intero comparto alimentare. Al di là delle posizioni opposte e inconciliabili del plastica sì o plastica no, esiste però un approccio differente all’utilizzo del composto sintetico polimerico per eccellenza che ha sconvolto la nostra esistenza, facilitandola nella maggior parte dei casi, ma che si sta rivelando il peggior nemico del nostro amato Pianeta; soprattutto quando qualsiasi oggetto costituito dalla plastica cessa di esistere e si crea l’annoso problema del suo corretto smaltimento o di come ridargli nuova vita al fine di creare un circolo di virtuoso che continui a essere un modello economico forte e che, al contempo, sia sostenibile ed eticamente corretto per l’ambiente e per i consumatori.

Sulla base di tale impegno nel corretto recupero della plastica si sta muovendo Ferrarelle che ha dato vita a “bottle to bottle”, un importante progetto industriale attivo nello stabilimento di Presenzano (CE) – che la redazione di GreenStyle ha potuto visitare in anteprima – e ispirato alle buone norme dell’economia circolare nel quale il PET, ossia il polietilene tereftalato, la plastica destinata all’uso alimentare, torna a essere una risorsa viva e prende letteralmente forma attraverso bottiglie nuove costituite al 50% da R-PET (PET riciclato), la quota massima consentita dalla legge. Idealmente ogni bottiglia può essere riciclata infinite volte per diventarne una nuova e identica all’originale.

Tale processo che ha alla base una tecnologia assolutamente innovativa ha visto importanti investimenti non solo di Ferrarelle ma anche da parte di Invitalia, agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa e a pieno regime porterà alla realizzazione di 800mila bottiglie in plastica riciclate.

Selezione bottiglie plastica Ferrarelle
Ferrarelle ha creato a Presenzano uno stabilimento che ricicla bottiglie in Pet e le riusa per l’imbottigliamento delle sue acque. ANSA/FELICE DE MARTINO

I numeri di produzione da gennaio a oggi sono già significativi ed esemplificativi dell’impegno concreto messo in atto dal Gruppo; lo stabilimento, infatti, ha riciclato oltre 7 mila tonnellate di PET che viene acquistato da Coripet, consorzio di diritto privato riconosciuto con decreto ministeriale riguardante la gestione diretta degli imballaggi in PET per liquidi alimentari di cui l’azienda è membro e fondatore, per ricrearlo nell’R-Pet, la plastica a impatto zero. Il processo di produzione attraversa varie fasi che possiamo sintetizzare in:

  • Selezione, lavaggio delle bottiglie e separazione da tappi ed etichette
  • Sanificazione del PET ritenuto idoneo e riduzione del medesimo in Flakes (piccole scaglie)
  • Asciugatura attraverso un processo a infrarossi
  • Produzione delle preforme in PET a uso alimentare attraverso la miscelazione del PET riciclato e del materiale vergine

Quest’ultima fase costituisce la base su cui prenderanno forme le nuove bottiglie negli apposti stabilimenti di imbottigliamento e che saranno disponibili sulle nostre tavole entro il 2020.

Preforma PET

In questi dieci centimetri di preforma c’è tutta l’essenza, lo studio e l’obiettivo dell’impegno a rispettare e tutelare gli standard a tutela dell’ambiente e a creare nuova consapevolezza anche nei consumatori perché come ha dichiarato Michele Pontecorvo Ricciardi, il VicePresidente di Ferrarelle SpA,  “imprescindibile che un soggetto come la nostra azienda e il Gruppo che noi rappresentiamo faccia la sua parte per promuovere questo cambiamento.”

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