Plastica: capodoglio con feto muore a Porto Cervo

Plastica: capodoglio con feto muore a Porto Cervo

Fonte immagine: Pexels

Un capodoglio è stato rinvenuto senza vita a Porto Cervo: l'animale portava in grembo un feto ed è stato ucciso dall'ingestione di plastica.

Un capodoglio ormai senza vita è stato rinvenuto a Cala Romantica, nei pressi di Porto Cervo, in Sardegna. L’esemplare, una femmina in dolce attesa, è purtroppo deceduto a seguito dell’ingestione di enormi quantitativi di plastica. Un ulteriore allarme sullo stato dei nostri mari, sempre più colpiti dall’inquinamento e dai rifiuti.

L’animale si trovava già in stato di parziale decomposizione al momento del suo ritrovamento: lungo 8 metri, ospitava in grembo un feto di circa due metri di lunghezza. Nello stomaco del capodoglio, dall’analisi condotta dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Sassari, è stata rinvenuta una grande quantità di plastica, tra piatti e sacchetti, così come reti, lenze e altri tipi di rifiuti. Luca Bittau, biologo di SeaMe Sardinia, ha così commentato in un intervento riportato da Rai News:

Addirittura sacchetti dov’è ancora possibile leggere il codice a barre. Siamo rimasti sgomenti. Rappresenta un monito per quanto stiamo facendo a questi animali, al nostro mare e a noi stessi.

Non capitata raramente che sulle coste di tutto il mondo vengano rinvenuti cetacei ormai senza vita e, nella maggior parte dei casi, le analisi autoptiche dimostrano la presenza di rifiuti in plastica nel loro apparato digerente. Questi animali, infatti, scambiano bottiglie e sacchetti per delle prede: una volta ingoiati, i rifiuti vanno a bloccare lo stomaco impedendo la digestione e causando la morte. Vittime della plastica in mare sono anche le tartarughe, poiché confondono le buste per le meduse di cui normalmente si cibano, ma anche altre specie. Spesso gli animali rimangono impigliati nei rifiuti trovando rapidamente la morte: è il caso dei delfini, che rimangono bloccati sott’acqua da vecchie reti da pesca, morendo per soffocamento per l’impossibilità di tornare in superficie per respirare. Secondo alcune stime, entro il 2050 ci saranno nelle acque mondiali più rifiuti in plastica che pesci.

Fonte: RaiNews

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