Plastic e sugar tax, se non sono una presa in giro poco ci manca

Plastic e sugar tax, se non sono una presa in giro poco ci manca

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Le due imposte, e quella sulle auto aziendali, escono fortemente ridimensionate dal Senato: il governo fallisce l'appuntamento con l'agenda green.

Sulle due voci che dovevano segnare l’attenzione per il governo rispetto alle questioni ambientali – al netto del piano per gli investimenti green ancora tutto da definire nei contorni, per ora solo roboante di miliardi e intenzioni – la sconfitta è su tutta la linea. Le tasse sulla plastica e sulle bevande analcoliche zuccherate escono fortemente ridimensionate, se non quasi del tutto neutralizzate, dalla discussione in commissione Bilancio al Senato. La manovra ha appena ricevuto il via libera e domani dovrebbe essere votata in aula, per sbarcare la prossima settimana a Montecitorio praticamente “blindata” (non ci sarebbero i tempi per discuterla, modificarla e sottoporla a un altro passaggio). Dunque, questo sarà, per quest’anno.

Vediamo come ne escono le tasse contro le quali, più di tutti gli schieramenti, si è battuta Italia Viva di Matteo Renzi. Quella sulla plastica entrerà in vigore solo da luglio, è stata tagliata ancora (45 centesimi al chilogrammo dall’euro di partenza, in un primo momento scesi a 50 centesimi) e toccherà anche il tetrapack. Salvando invece i prodotti in plastica riciclata o quelli multimateriale con un contenuto di plastica inferiore al 40%.

La tassa sulle bevande zuccherate, invece, sarà di 10 centesimi al litro e scatterà solo da ottobre. Uno slittamento che comporterà un minor gettito di 175,3 milioni di euro. Marcia indietro anche sulle auto aziendali, questo il più pesante: la nuova tassazione scatterà da luglio e riguarderà solo le nuove immatricolazioni. Addio, quindi, al gettito previsto da 330 milioni di euro: il fringe benefit scende al 25% per i veicoli con emissioni Co2 inferiori a 60 g/km, sale al 30% per quelle fra 60 e 160 g/km, al 40% (50% dal 2021) fino a 190 g/km e al 50% (poi 60) per tutte le auto con emissioni superiori a 190 g/km. Una revisione che determina in sostanza un azzeramento delle risorse che si sperava di ricavarci, spiegano gli esperti. 

Dove si recupereranno quei quattrini? Facile, dal solito bancomat della benzina, oltre che dal (sacrosanto) prelievo sui giochi. Saliranno infatti le accise sui carburanti, storico portafoglio a cui attingere specialmente durante le sessioni di bilancio per far quadrare i conti. Dovrà arrivare un gettito di 303 milioni nel 2021 e 651 nel 2022 e, se la clausola non sarà sterilizzata, si prevedono maggiori entrate per oltre 1,2 miliardi nel 2021 e di poco meno di 1,7 miliardi nel 2022: sono clausole di salvaguardia, significa che gli aumenti scatteranno se non si troveranno altri modi per tenere i saldi fissi rispetto alle previsioni sulle altre tre imposte ridimensionate.

Molti hanno criticato, nei modi più diversi, quelle imposte. Sulla tassa sulla plastica è stato per esempio detto che servisse a fare cassa senza una strategia – e perché, l’aumento delle accise a cosa serve? – cogliendo un principio molto giusto (non criminalizzare un materiale e una filiera che danno lavoro ma chi non raccoglie, smaltisce e ricicla a dovere) ma dimenticando anche che c’è una questione di fondo, quella della riconversione industriale. Invece di fare plastica vergine, meglio produrne di riciclata esente dalla tassa, e il problema è risolto. Sulla tassa sullo zucchero, attivata da molti paesi nel mondo dalla Danimarca alla Francia passando per Messico o Irlanda e d’altronde consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità, si è spiegato che da sola non basta: va introdotta con attenzione, gli effetti – in gran parte dei casi citati positivi – devono esserne monitorati ma ovviamente deve sposarsi a una strategia più ampia che punti al benessere e alla promozione della salute pubblica. Corretto: ma intanto la introduciamo?

Così come sono state lanciate, del tutto anestetizzate in commissione dietro le più diverse pressioni, queste imposte non sembra che possano servire ad alcunché. Né a innescare un dibattito pubblico serio sulla riduzione degli imballaggi in plastica o sulla corretta alimentazione, che quando non è tale costituisce un peso enorme per la sanità pubblica, né a portare quattrini veri e sonanti nelle casse dello Stato, da destinare ovviamente ad attività collegate per i più giovani, le fasce deboli della popolazione, l’educazione alimentare o sportiva. Come al solito, a settembre partiamo con le migliori intenzioni e a dicembre finiamo con i peggiori risultati.

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