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Piemonte, “legge vergogna”: 7 nuove specie cacciabili

Piemonte, “legge vergogna”: 7 nuove specie cacciabili

Fonte immagine: Istock

Nuove specie, turismo venatorio e nessuna possibilità di divieto di caccia da parte dei proprietari di fondi: ecco cosa sta succedendo in Piemonte.

Si sta aprendo un dibattito importante in Piemonte: una discussione serrata in merito ad una nuova legge appena entrata in vigore. Approvate in piena estate le variazioni derivanti dalla revisione degli articoli dal 16 al 27 del DDL 83/2020. Si tratta di disposizioni riguardanti l’allargamento dell’attività venatoria. 7 nuove specie saranno cacciabili (allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca).

Non solo: si è parlato anche di abolizione del divieto di caccia nelle domeniche di settembre, abrogazione dei limiti di ingresso per i cacciatori provenienti da altre regioni e perdita del legame cacciatore-territorio. Nessuna possibilità per i proprietari dei fondi di ottenere il divieto di caccia.

Approvata l’apertura della caccia notturna (due ore prima dell’alba e due dopo il tramonto); la riduzione dei capi di abbigliamento ad alta visibilità obbligatori rende meno visibili i cacciatori mettendo a rischio i frequentatori delle aree boschive.

Specie Cacciabili: la risposta di Legambiente

Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ha dichiarato:

«Siamo di fronte alla decisione di una Giunta Regionale che ha scelto di anteporre gli interessi ludici di una ristrettissima minoranza dei cittadini a quelli di protezione ambientale e faunistica. Una scelta senza né capo né coda che non ha giustificazione alcuna. Tutte le specie dichiarate ‘cacciabili’ sono classificate come “in declino” o, peggio, in elevate condizioni di rischio, come la pernice bianca che dal 2000 ad oggi ha visto dimezzare la sua popolazione. Gli esemplari di alcune delle specie in questione pesano meno del piombo contenuto in una cartuccia. Questa legge è un vero e proprio attentato alla biodiversità alpina e in particolare piemontese. Quelle approvate, sono norme assolutamente inaccettabili. Nei contenuti e nella forma. Scrivere che i proprietari dei fondi aperti che volessero richiedere il divieto di caccia sui loro terreni dovrebbero inoltrare richiesta entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio regionale, un piano previsto dal 1992 e mai approvato, è una provocazione inaccettabile, che sa quasi di presa in giro».

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