Piante spontanee autunnali: quali sono commestibili?

Piante spontanee autunnali: quali sono commestibili?

Fonte immagine: Pixabay

Quali sono le piante autunnali che è possibile utilizzare in cucina e tutti i consigli per raccoglierle e conservarle al meglio.

L’autunno è il periodo perfetto per concedersi lunghe passeggiate nella natura alla ricerca delle erbe spontanee, visibili spesso sia in prossimità dei corsi d’acqua sia lungo i bordi delle stradine di campagna. Le piante selvatiche commestibili sono certamente genuine e ricche di proprietà benefiche, tuttavia è importante sapere riconoscere bene la specie prima di procedere con la raccolta e, soprattutto, prima di portarle a tavola.

Topinambur

Topinambur

Il topinambur, il cui nome scientifico è “Helianthus tuberosus”, viene chiamato anche rapa tedesca, girasole del Canada o carciofo di Gerusalemme. È facile da trovare da ottobre fino a dicembre inoltrato soprattutto nei terreni umidi, lungo gli argini fluviali, e si caratterizza per la presenza di fiori dorati molto simili a quelli prodotti dal girasole. Il topinambur appartiene alla categoria dei tuberi e possiede molte proprietà benefiche. È privo di glutine, contiene folati e composti vitaminici e solitamente viene usato sia crudo che cotto, ovviamente ripulendolo di tutti i residui di terra privandolo della buccia.  Se lo si utilizza crudo, una volta pelato è preferibile immergerlo in acqua e limone in modo tale che non diventi nero.

Biancospino

Biancospino

Il biancospino, o “Crataegus monogyna”, è una pianta comune nella macchia mediterranea nota per le sue proprietà rilassanti e benefiche per il cuore, molto utilizzato per la preparazione di tisane e rimedi fitoterapici. Durante la stagione autunnale si sviluppano le bacche, facilmente riconoscibili grazie alla colorazione rossa intensa. Sono proprio le bacche a essere commestibili e spesso utilizzate in cucina, ad esempio per la preparazione di ottime marmellate. Le bacche, inoltre, vantano proprietà astringenti e diuretiche, usate per lenire alcuni disturbi che colpiscono l’apparato urinario e intestinale.

Raperonzolo

Campanula rapunculus

Nota come raperonzolo, la pianta “Campanula rapunculus” è diffusa in tutta la penisola italiana e utilizzata in ambito fitoterapico ma anche alimentare. Le parti commestibili, infatti, sono sia le radici sia i fiori e le foglie. È ricco di vitamina C e di proteine e si caratterizza per l’azione antinfiammatoria naturale, ma anche per le potenzialità digestive. È possibile sia usare le foglie alla base per la preparazione di originali insalate, gustose sebbene leggermente amarognole, oppure adoperare la radice che vanta una consistenza molto carnosa ed è ricca di amido e vitamina A.

Carota selvatica

Daucus carota

Considerata l’antenata della carota comune, la carota selvatica, o “Daucus carota”, è molto diffusa e facile da individuare nei prati e nelle campagne già dalla fine dell’estate. Presenta infiorescenze a ombrello molto caratteristiche. In cucina si utilizzano sia le foglie, per la preparazione di insalate, sia le radici molto ricche di carotene e di proprietà antinfiammatorie e disintossicanti. Solitamente si usano bollite come aggiunta alle zuppe, alle salse e ai risotti.

Consigli per la raccolta

Fermo restando la necessità di verificare l’effettiva appartenenza di una pianta a una specie precisa, prima di consumarla in ambito alimentare, è sempre utile seguire alcune regole per raccogliere e conservarle al meglio:

  • utilizzare delle forbici per la raccolta delle erbe selvatiche, evitando di strapparle direttamente dal terreno in modo da non danneggiare la pianta stessa;
  • riporre le erbe all’interno di un cesto o di un contenitore scoperto, ricoprendole solo con un panno, in modo tale da non favorire la creazione di umidità. Una volta a casa è necessario conservarle in frigorifero;
  • la pulizia deve essere rigorosa, effettuata utilizzando acqua e bicarbonato di sodio per eliminare ogni residuo di terra.

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