PFAS, indeboliscono difese naturali contro il Coronavirus

PFAS, indeboliscono difese naturali contro il Coronavirus

Fonte immagine: Foto di Tumisu da Pixabay

I PFAS possono aver influito negativamente nella risposta immunitaria contro il Coronavirus, a sostenerlo il legale USA simbolo delle Class Action.

I PFAS aumentano il rischio di contrarre il Coronavirus. Queste le conclusioni presentate da Robert Bilott, avvocato statunitense simbolo delle “Class Action” nordamericane. Il legale ha analizzato questi inquinanti avvalendosi del supporto dell’unità scientifica dello studio legale Taft Stettinius e Hollister di Cincinnati. Più in generale, i PFAS indeboliscono le difese naturali dai virus. Incluso quello che ha causato la pandemia di Covid-19.

Bilott ha sottolineato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano come tali inquinanti abbiano giocato un ruolo nell’esplosione della pandemia di Coronavirus. Secondo il legale statunitense, noto anche per essere stato protagonista del film “Cattive Acque” (intepretato da Mark Ruffalo):

Siamo debolissimi nella battaglia contro il Coronavirus. Siamo arrivati all’appuntamento contro il più micidiale virus di questo secolo in condizioni di grande fragilità immunologica. Una fragilità globale. Siamo deboli anche a causa dei PFAS. Sono nel nostro sangue.

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono state definite “l’inquinante perfetto”, in quanto inodori, insapori e incolori. Il loro utilizzo è riservato ad esempio ai rivestimenti per le pentole/padelle antiaderenti, nelle pellicole, ma anche come impermeabilizzanti per l’abbigliamento sportivo. Vengono impiegati ad esempio anche in alcuni prodotti plastici, nelle schiume per estintori o nei diserbanti. Autore anche del libro “Exposure”, il legale di Cincinati ha sottolineato:

Ci sono analisi scientifiche che dimostrano come i PFAS indeboliscono il nostro organismo. Siamo tutti più deboli di fronte ai virus.

PFAS e menopausa precoce

Uno studio presentato la scorsa settimana ha indicato nei PFAS un fattore di rischio per quanto riguarda la menopausa precoce. Secondo i ricercatori della University of Michigan School of Public Health questi inquinanti anticiperebbero di circa due anni la fine del periodo riproduttivo. Le conseguenze per le donne potrebbero rivelarsi anche gravi, con un aumento del rischio cardiovascolare e per le ossa.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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