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Pfas in Veneto: valori elevati per il 60% degli abitanti controllati

Pfas in Veneto: valori elevati per il 60% degli abitanti controllati

L'inquinamento da Pfas in Veneto desta ancora preoccupazione: metà degli abitanti sottoposti a controlli del sangue presenta valori elevati.

Oltre la metà dei veneti sottoposti al controllo Pfas è risultato con valori elevati. A darne comunicazione è la stessa Regione Veneto, il cui invito per uno screening sulla presenza nel sangue di perfluoro-alchiliche era stato rivolto a 47213 abitanti. Hanno risposto all’appello in 25288, dei quali 16400 hanno mostrato concentrazioni molto alte, alterazioni pressorie (in relazione alla pressione arteriosa) e relativamente agli esami bioumorali.

Circa il 60% dei veneti sottoposti allo screening gratuito sulla presenza di Pfas nel sangue è risultati in possesso di valori elevati, come riferito all’interno dello studio condotto dalla Direzione Regionale Prevenzione, Sicurezza Alimentare e Veterinaria. L’invito della Regione Veneto è stato rivolto in particolare ai residenti nella “zona rossa”, al cui interno si trovano i Comuni con acquedotti inquinati prima dell’applicazione dei filtri, divisa a sua volta nelle aree “A” e “B” (quest’ultima con località esterne rispetto al “plume dei contaminazione della falda acquifera sotterranea).

Nell’area rossa “A” sono presenti i Comuni di Alonte, Asigliano, Brendola, Cologna Veneta, Lonigo, Montagnana, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Zimella e Orgiano, mentre in quella “B” figurano Albaredo d’Adige, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo e Veronella (interessati interamente), oltre ad Agugliaro, Borgo Veneto, Casale di Scodosia, Lozzo Atestino, Megliadino San Vitale, Merlara, Urbana e Val Liona (interessati solo in parte).

Inquinamento da Pfas in Veneto che ha scatenato nelle scorse settimane le ire di Greenpeace. L’associazione ha sottolineato il fatto che già nel 2000 tale minaccia per la salute pubblica poteva essere fermata, paventando il rischio prescrizione per alcuni dei responsabili risultino impuniti:

L’inquinamento poteva essere fermato a metà anni 2000. Quanto emerge dal documento del NOE è gravissimo, ma non ci risultano ulteriori filoni di indagine aperti dalla Procura di Vicenza a carico degli enti pubblici coinvolti. Ci auguriamo che la Procura agisca in fretta per definire un quadro chiaro ed esaustivo delle responsabilità e dei responsabili.

La scelta della Procura di limitare gli accertamenti al 2013 implica l’inapplicabilità della normativa sui cosiddetti Ecoreati, entrata in vigore successivamente. Applicando la norma sugli Ecoreati, oltre alla possibilità di comminare pene più severe, si renderebbe minimo, almeno per alcuni degli imputati, il rischio della prescrizione.

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